17.4.10

Adapt and survive

Rileggendo l' ultimo post, mi sono resa conto che tendo sempre più spesso a chiamare gli oggetti che hanno a che fare con i Signori Bambini per nome: ne parlo come se fossero i miei migliori amici, praticamente li ho antromorpofizzati. Pessimo segno.
(ricordo di aver sentito tempo fa qualcuno dire: "You do not become an infant just because you have one"; chiaramente, era un qualcuno senza prole)
Comunque, nel caso del phil & ted, il doppio passeggino ritratto nell'ultima foto, tanto entusiasmo è quasi giustificato. Mi spiego.

C' era una volta un'antica civiltà in cui, quando nasceva un bambino, il fratello maggiore veniva scalzato dal passeggino senza troppi complimenti per fare posto alla nuova creatura. A quel punto non gli rimaneva che arrangiarsi a trovare un modo di muoversi autonomamente, camminando, correndo, strisciando, and so on. Così andò, ad esempio, per i miei fratelli, che hanno due anni e tre mesi di differenza.

Tra Verdun e Pierrot passa lo steso intervallo di tempo: tuttavia, Verdun è figlia dei suoi tempi, cresciuta nella metropoli, figlia di due disperati che, avendo rinunciato alla macchiana, si ritrovano a percorrere a piedi distanze notevoli; e soprattutto, è estremamente pigra, e testarda come un mulo.
Quando ero incinta e cercavo di immaginarmi in giro per Londra con i pargoli, mi sono resa conto che le probabilità di ritrovarmi con Pierrot sul passeggino e Verdun piantata in mezzo al marciapiede perchè non voleva piu camminare erano piuttosto alte, così ho ceduto all'acquisto del doppio passeggino.

Esistono tre tipi di doppio passeggino. Ma non è stata una scelta difficile, perchè:
- quello con due passeggini attaccati uno di fianco all'altro non permette un ingresso rapido ed elegante da starbucks, che è praticamente la nostra seconda casa
- quello con due passeggini attaccati in fila, uno dietro l' altro, mi inquieta solo a guardarlo, perchè attenta come sono, al primo semaforo mi sarei dimenticata di avere 'sta locomotiva davanti e mi sarei fatta tranciare via almeno un figlio dal primo bus di passaggio
-non restava quindi che l' opzione 3: quello con due seggiolini uno sopra e uno sotto, modello brevettato da due neozelandesi, phil & ted, appunto, che possiamo ragionevolmente supporre plurimiliardarii.

Il phil & ted costa una barca di soldi; praticamente, per dare un senso alla spesa dovrei fare altri cinque figli. Eppure qui a Londra, dove far figli molto vicini sembra sia piuttosto trendy, a guardarsi in giro nei parchi, di phil & ted se ne vedono un infinità.
La spiegazione è abbastanza semplice: il marketing di questa simpatica coppia di neozelandesi - kiwi li chiamano qui (?) - si basa sul fatto che quando hai due bambini in età da passeggino saresti pronto a sborsare praticamente qualunque cifra in cambio di qulacosa che ti renda più facile la vita, e, in particolare, il trasporto della prole.
E la loro idea funziona, funziona bene. Il passeggino può apparire ingombrante, ma è leggero e ultra maneggevole. Si piega facilmente, attccare il telo antipioggia è facile, insomma, un passeggino for dummies.
Chiaramente il fratello piccolo, nel nostro caso il giovane Pierrot, crescerà con una visione del mondo periferica. Ma essendo appunto nato per secondo, ha già capito di essere destinato a sviluppare una certa capacità di adattamento alla situazione che magari a Verdun non era richiesta. C'est la vie.
Del resto, il motto del brand phil & ted è "Adapt and Survive". Forse è questo che mi ha convinto più di tutto: se non altro, sono nello spirito giusto. Adattamento e sopravvivenza credo siano un po' le linee guida di qualunque famiglia con bimbi piccoli - e non sono sicura che col tempo la situazione diventi più facile. Intanto, lunga vita a phil & ted.

4 comments:

  1. Quando si ha bambini si capisce come l'acquisto azzeccato ti possa aiutare moltissimo nel difficile compito organizzativo.
    il passeggino è per me una scelta cruciale.
    se si sa discernere tra gli oggetti che servono e gli oggetti inutili, delle spese apparentemente eccessive possono essere assolutamente motivate ed ammortizzate non solo per l'uso che se ne fa ma anche per come, in quelle determinate situazioni (anche se sono poche) ci hanno risparmiato sforzi o arrabbiature inutli. e questo, molte volte, non ha prezzo.
    grazie per aver recensito il passeggino. a me sembra un'ottima soluzione, e come dici tu, i piccoletti si adattano. che di possibilità di vedere il mondo ce ne sono assai. e poi la mia filosofia è che finchè non si lamentano...meglio approfittare!!

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  2. Come scrivevo in un commento precedente, adoro questo passeggino. Eppure ne ho uno classico "da gemelli", di seconda mano, pesante come un macigno. Ma io non lo uso tutti i giorni, mi serve solo occasionalmente. Altrimenti phil e ted tutta la vita!

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  3. Ciao.
    Ho visitato il blog e mi è piaciuto. Perché non lo registri nel mio aggregatore di blog di mamme e papà, MammaceBlog?

    http://www.mammacheblog.com

    se ti va, ti aspetto, ciao, Jolanda

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  4. In realta', pure io avevo considerato l'opzione ma alla fine ho optato per una pedana aggiuntiva (molto di moda nel mondo tedesco, almeno) dato che anche dove vivo non c'e' la metro, al massimo la devo togliere per salire sul tram...
    A dire il vero, mia figlia pure e' molto testarda, mi ha dato parecchio filo da torcere fino al primo anno di eta' del fratello (e tutt'ora me ne da', eh, solo che in modo meno plateale e piu' meditato (mannaggia)).
    Pero' per principio ho fatto in modo che si adeguasse pure un po' lei, visto che il piccolo avrebbe gia' dovuto adattarsi di suo.
    Mi resta il dubbio, pero': se non l'avessi "scalzata" dal suo posto in carrozzina (in realta', non era veramente la sua, era un altra, "nuova", per il fratello... solo che se li portavo in giro io, mica ne potevo spingere due di carrozzine, e a lei toccava la pedana) sarebbe stato tutto piu' facile? Lei si sarebbe sentita meglio?
    Mah...

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