Every time I think I have reached a satisfactory knowledge
of the great English language, Zadie Smith comes out with a new novel, which
forces me to reread the first fifty pages two or three times. But then words
start to flow again, and they sing about London, the brutal and vibrant one that I know
so well, about the harsh reality of immigration and integration, about friendship. Passionate,
authentic and poignant. More, please.
29.7.13
21.7.13
Nuvole
"So, now Nonna is a cloud?"
"Yes. A pretty little cloud."
"So, maybe we will see her next time we go on a plane?"
"I don' t know. But I think she can see us, sometimes."
"Like, when it's cloudy."
"Yeah. Because she loved us."
"Yeah. This is sad."
"Yes. A pretty little cloud."
"So, maybe we will see her next time we go on a plane?"
"I don' t know. But I think she can see us, sometimes."
"Like, when it's cloudy."
"Yeah. Because she loved us."
"Yeah. This is sad."
Overheard dalla camera accanto a quella dei Signori Bambini. E' cosi' che Verdun e Pierrot hanno rielaborato i miei confusi tentativi di affrontare la notizia della morte della nonna. Nonostante la tristezza e l'annebbiamento di questi giorni, sono abbastanza sicura di non aver raccontato che Nonna Franca si sia materializzata in una nuvola. Ma tutto sommato e' una metafora azzeccata per una persona che ho - forse abbiamo- percepito come fragile, riservata, timida, quasi eterea. A volte ombrosa anche, cupa e minacciosa come un nuvolone prima di un temporale. Le chiacchere dei Signori Bambini l'avrebbero fatta tornare bianca. Forse le avrebbero fatto persino accennare un sorriso - o uno sbuffo. Because she loved us. Time to be sad.
30.6.13
But now I am Six
When I was One,
I had just begun.
When I was Two,
I was nearly new.
When I was Three
I was hardly me.
When I was Four,
I was not much more.
When I was Five,
I was just alive.
But now I am Six,
I'm as clever as clever,
So I think I'll be six now for ever and ever.
Now We are Six, A.A. Milne
27.6.13
Memoria corta
In trasferta a Londra, i SB adottano come al solito senza fare una piega i frenetici ritmi di vita locale. Alla fine di un Martedi' da warrior tourists che ha incluso visita all'esibizione dei dinosauri, playtime nel megaparcogiochi di Peter Pan, pomeriggio al Science Museum, taglio di capelli, shopping, cena con amici londinesi con terrazzo con vista spettacolare sul West End, Pierrot, interrogato su quale fosse stata la parte preferita della sua giornata, riposnde entusiasta:
"When papa' read me three bedtime stories. And, when you gave me a goodnight kiss."
"Non ti ho dato nessun bacio della buonanotte."
"Not YET."
28.5.13
Such a pretty me
Nel buio del teatro ho intravisto un sacco di occhi lucidi e labbra tremolanti. E per una volta non erano toddlers sull'orlo di una crisi di nervi. Erano altri mamme e papa' che assistevano al saggio di danza delle loro ballerine in erba. A chi fosse passato di li' per caso sarebbero potute sembrare un gruppo di ranocchiette disorientate, ma a noi, che nenche tanto tempo fa ci siamo esaltati a vederle rotolare su un fianco o stare sedute da sole, sembrava quasi uno spettacolo vero.
9.5.13
"A few of my favorite things" have an actual name
"A little-known piece of trivia," Altman announced."This smell, after it rains for the first time. You know what's that called?"
"Is this going to freak me out?"Williams said.
"Petrichor," Altman said. "It's my favorite smell. You only get to smell this once or twice a year, because it has not to rain for a while, and then rain. It's the smell of summer in St. Louis."
"Petrichor?" Williams said, uncertainly.
"Petrichor," Altman said.
"Is this going to freak me out?"Williams said.
"Petrichor," Altman said. "It's my favorite smell. You only get to smell this once or twice a year, because it has not to rain for a while, and then rain. It's the smell of summer in St. Louis."
"Petrichor?" Williams said, uncertainly.
"Petrichor," Altman said.
17.4.13
You might as well be walking on the sand
E' un momento un po' grigio, in cerca di risposte a domande piuttosto pratiche, ad esempio dove vivremo alla fine dell'estate. Puo' darsi che rimarremo ancora a Los Alamos: e mi piacerebbe, considerati il clima eccezionale, il paesaggio che ci circonda, e soprattutto le rete di conoscenze e amicizie forte che abbiamo creato negli ultimi due anni e mezzo. Oppure potremmo dover cambiare di nuovo stato o continente, e neanche questo mi dispiacerebbe. Abbiamo energia e curiosita' sufficenti per affrontare un altro cambiamento, per ricominciare altrove.
E' questa fase di attesa che mi blocca: non poter progettare niente che non vada oltre la fine del mese, concentrarsi solo sull'immediato per non farsi prendere dall'ansia, o non poter rispondere ai miei genitori o al mio supervisor che chiedono quando torneremo in Europa per l'estate.
Per fortuna c'e lo spring break. Abbiamo aderito all'esodo di massa durante le vacanze di primavera e siamo emigrati per quattro giorni nel sudest del New Mexico.
A nord del new Mexico ci sono Santa Fe, Albuquerque e Los Alamos. Al sud, citta minori e alcune riserve naturali. In mezzo, cinquecento chilometri di deserto, interrotto solo da cactus, yucca, agave, occasionali citta' fantasma del vecchio west, e sporadiche ironcows capaci di brucare per ore sotto un sole allucinante in assenza di un filo d'ombra. Piu che un viaggio, uno stato mentale.
La potenziale dimensione meditativa del viaggio e' stata purtroppo compromessa dalla presenza dei Signori Bambini nel sedile posteriore, che hanno dormito tutti e tre contemporanemante per ben venti minuti. Verdun e Pierrot hanno passato una considerevole porzione del tempo scambiando acute osservazioni del tipo: "You touched me!""No, you touched me""Say sorry""No you say sorry" "Stop copying me!" "Stop copying ME!"...
P'tit Loup, d'ora in avanti Santuzzo, si e' perso in totale contemplazione di questi allegri siparietti e non ha detto beh per cinque ore, se non per chiedere del succo di frutta.
Eppure anche questa volta ne e' valsa la pena. Se non altro per lo sguado affascinato di Pierrot davanti al serpente a sonagli o al roadrunner che gli e' praticamente passato sui piedi al Living Desert Zoo. Per le immense caverne di Carlsbad, con i pipistrelli appesi in attesa che faccia buio. Per l'attenzione che gli americani dedicano a queste riserve naturali, per l'organizzazione e l'entusiasmo che mi colpiscono sempre. E ovviamente per i programmi "Junior Rangers" per i piccoli, e per la promozione ufficiale di Verdun a Pierrot, con tanto di badge da collezionare.
Particolarmente intenso resta il ricordo della visita alle White Sands, che non sono per niente facili da descrivere: l'immagine piu' vicina che mi viene in mente e' quella di un gigantesco pacco di zucchero rovesciato per terra, e le persone tutte sopra a divertirsi come formiche impazzite, facendo tunnel nella sabbia, scivolando con gli slittini e rotolando giu' dalle dune. Caldo, estremo e isolato eppure accogliente. Un buon posto per mettere in pausa preeoccupazioni e ansie per il futuro, e prendersi una giornata per stare bene insieme e basta. Bello.
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