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17.2.12

Non sarò certo io a correggervi

Pierrot al parco sull' altelena
"Cos'è questo noise?"
"L' altelena che cigola."
"Allora bisogna mettere un po' di sale e olio!"
"Sale e olio?"
"Yes! Nooo sugo: quello solo sulla pasta! Ahahaha..."


I SB e H giocano al big vegeterian wolf, aka il lupo mangiafrutta
"Run, daddy! Run for your wife!"
"You mean "run for your life"?"
"Run for your LIFE? Thant doesn't make any sense! Silly daddy..."


Seduti a tavola per cena, bussa qualcuno
Pierrot, chiaramente infastidito dall'interruzione:
"Chi è ? Uno robber?"


In partenza per Santa Fe
"Oggi andiamo da Wolf Foods?"
"Whole Foods."
"E' quello che ho dicio io: Wolf Foods. Si chiama così perchè c' è un big bad wolf, però tu non l'hai mai visto."
(questo purtroppo è direttamente riconducibile alla mia pigrizia nella pronuncia dei fonemi w e h, specialmente uno dietro l' altro - shame on me)


Sottoposti alla classica inchiesta:
"So, what are you guys going to be when you grow up?"
Pierrot: "I fireman. I big. I fast. I drive fire engine. Roarrrr!"
Verdun, guardando altrove: "I am going to be dentist and a witch."
A giorni alterni, hopefully.


22.10.11

The special one


"Mamma, look, in questo book c'è uno mistake."

"Dove?"

"Here. Vedi come hanno spelled "one"? "

"O-N-E. Nessun mistake."

"Ma "one" inizia with the sound ua, so it should begin with W."

"It should. Però "one" è un red word, una parola che non segue le regole dello spelling. E'...mmm...speciale."

"Oooh!"

"Eh."

Welcome to the magic world of the english spelling, Verdun. It doesn't come short in special words. In fact, I have a feeling there are enough for a lifetime of surprises...

15.6.11

Verdunglish

"Questi socks sono da washare."

"Io non singo. Singhi tu."

"Wait uno secondo: sono arrivando!"

"Abbiamo comprato juice, bananas e qualcosa else."

"Quanto abbiamo speso da Smiths? Forty dollars? This is oh my-oh my!"

"Boy, cosa fai su tuo bed? It's not dorming time!"

"Aaaah! Non ho chiudato miii eyes!"
(nel bagnetto)

Financo al metanalitico : "Lo so che si dice jump, però io dicio jumpare perchè è more funny."

Ricordo quando, aspettando Verdun, io e H ci siamo sciroppati tutta la letteratura sul growing bilingual su cui siamo riusciti a metter mano: decisamente, avremmo potuto sfruttare meglio tutto quel tempo libero. Perchè in questo campo, le regole le detta lei. Perchè il bilinguismo è una cosa con cui lei deve fare i conti, e noi possiamo solo aiutarla.
Non che non ci abbiamo provato, all'inizio, a mantenere una sembianza di purezza linguistica: parlare esculusiavamente italiano in certe situazione, esclusivamente inglese in altre, rispettando i suoni, la grammatica, le idiosincrasie di ogni lingua.
Solo che non funziona per Verdun, la aiuta poco: perchè lei sta crescendo in bilico fra le lingue, nel suo mondo non c'è una separazione netta. Il suo modo di trovare un senso è di mischiarne il lessico e le costruzioni sintattiche, ascoltarsi, compiacersi di certi suoni e dei suoi neologismi.
Alziamo bandiera bianca davanti alla contaminazione. Finiamo per parlare tutti verdunglish: è inevitabile, e, come direbbe la diretta interessata, more funny.

17.9.10

Giovani, carini e stressati






Non è vero che era meglio quando non parlava. La verità è che la pargoletta non è mai stata piu interessante di quanto sia ora. Perchè, udite udite, proprio Verdun, che destava sospetti di mutismo, che a due anni aveva un repertorio di venti parole, che ha a lungo dimostrato una spiccata preferenza per forme di linguaggio non verbali, parla!
Parla in continuazione, e anche discretamente bene (disclaimer: questa è l' opinione della madre, e come tale va presa con le pinze). Comunque c'è stato questo progresso rapidissimo nel giro degli ultimi tre mesi che ci ha colti di sorpresa. Sembra che impari 100 parole al giorno; le frasi diventano piu complesse, la grammatica meno casuale, i verbi vengono declinati, spesso in modo sbagliato, ma si intravede un tentativo, una logica nell'estrapolare e applicare regole sintattiche (ditto anzichè detto, ad esempio).

Italiano e inglese si mescolano allegramente, anche in una parola sola: il difficile è rimanere serii, quando se ne esce con osservazioni del tipo (leggendo cappuccetto rosso):

"Guarda mamma, dietro albero: il big bad wulfo!"

oppure

"Ho messo i Barbapapas in mi borsa, quella po' pink, po' white."

o , per strada


"Mamma! Qualcuno buttato bin per terra: che pigs!"

Da ascoltatrice, riconosce qundo una persona parla italiano, inglese, o nessuna delle due lingue. Da speaker appare molto più confusa: sperimenta, sceglie le parole che ricorda meglio, o che le suonano più simpatiche, o che ha sentito in una storia. Cerca di trovare un senso, delle regole, dei pattern.

Fa osservazioni su tutto con una sincerita spiazzante, a volte entusiasmante

"Che bbella mia mamma!"
,

a volte meno

"Quetta minestra fa schifo. Mio daddy minestra è piu buona."

Il risvolto un po' inquietante è che quello che dice, specialmente in questo periodo in cui non va alla nursery, lo sente da me, o da H. O da Peppa Pig, ma direi soprattutto da me. Mi fa riflettere sulle parole, sul tipo di linguaggio, sull'atteggiamento che uso più o meno consapevolmente con lei e Pierrot: è una riflessione utile, anche se non sempre resco a reindirizzare la comunicazione come vorrei. D'altra parte, la spontaneità è probabilmete altrettanto importante.


Parla volentieri con me, H e Pierrot, ma i suoi interlocutori preferiti rimangono il già citato Dog, Ba, Boy e Miss Mousie. Abbandonati i toni dittatoriali, adesso ha assunto un atteggiamneto più materno, scadente nel patronising: mentre gli parla ogni tanto alza gli occhi al cielo e fa larghi sorrisi accondiscendenti.

"Cos'hai detto Dog? Ah ah! Dog detto che ha paura di seesaw! Beh, he's only ten months."

Ogni tanto cerco di capire cosa confabula con i suoi pupazzi, ma i toni sono quasi sempre bassissimi e cospiratori, e le mie richiestre di spiegazioni vengono sistematicamente ignorate, o liquidate con un lapidario "Ho detto niente". Paganini non ripete, diceva mia madre.

Stamattina eravamo ai giardinetti in coda davanti all' altalena. Verdun si sente ormai ubercool e l' altalena la lascia volentieri ai bambini piccoli, ma oggi si era portata dietro Dog e voleva fargli fare un giro.
Aspettiamo. Aspettiamo some more. Sembra di essere in posta.
La sento parlare con Dog.

"Cos' hai detto ?"


"Niente."


"Non è vero, ti ho vista. Cos' hai detto a Dog?"

"Ho detto: che stress. Dog, andiamo su scivolo."

E' tosta 'sta pupetta. Non è mai sta più interessante che adesso, ma mi aspetto che domani sia ancora meglio.

22.7.10

Attitude matters

In passato ho studiato come si definiscano "veri bilingui" i bambini esposti a una seconda lingua entro i tre anni, e come questo sarebbe scientificamente giustificato dal fatto che usano la stessa zona del cervello per immagazzinare informazioni su entrambe le lingue in uso. Se invece l' aquisizione avviene dopo i tre anni, si attivano altre aree del cervello, per cui la seconda lingua non raggiunge la stessa fluidità.Ok.

In seguito al nostro soggiorno in Francia mi sento in grado di aggiungere un corollario a questa teoria (secondo me comunque abbastanza discutibile): forse dopo i trent' anni è meglio lasciar perdere del tutto ;)
Mi è venuto in mente osservando H alle prese con il francese - un caso disperato.
Boh. Sarè che io il francese lo parlo da tanti anni, ho vissuto un anno nella sauvage Auvergne, sogno di vivere a Parigi un giorno o l'altro, e, dato non trascurabile, ascolto il piemontese da quando sono nata, ma a me sembre una lingua abbastanza immediata.
Ovviamente sono stata smentita. H si blocca sulla distinzione fra i fonemi u, ou e eu: chi mastica un po' di francese capirà che non è un indizio che faccia sperare in bene. Perdipiù, overconfident del suo inglese, pretende di parlarlo dappertutto, sbagliando. 'Che si sa che i francesi, specie se camerieri, anche se magari l' inglese lo sanno, tendono far finta di no, e soprattutto a ignorare palesemente qualunque richiesta che non avvenga nella loro lingua. Bisogna prenderli cosi, fa parte del folklore locale.

In proposito è stato illuminante l' incontro in un parco giochi di St-Malo con l' amico Bastien, seienne, per cui Verdun ha avuto una folgorazione. Quando ha scoperto che venivamo da Londra, Bastien si è illuminato, e ci ha spiegato che a scuola aveva imparato l' inglese. Sfortunatamente intanto Verdun era entrata in una fase di mutismo - come sempre quando ha a che fare con bambini più grandi.

Si è sbloccata quando lui le ha proposto di giocare a nascondino, ma quando lei ha iniziato a contare
"One, two, three..."

Bastien l 'ha fermata per puntualizzare:
"Non! C'est one, two, frì."

"Ehm, no, amico Bastien, è proprio one two three..."

"Bah, non , vous vous trompez , en fait c' est one, two, frì."

Così. Lapidario e vagamente condiscendente. Ho finito per dargli ragione, chiaramente.

Da cui si deduce che non è che i francesi non riescano a pronunciare determinati suoni, ma che proprio, fin dalla più tenera età, credono di essere dalla parte del giusto. Il potere dell'allure.
Del resto, il bello dell'inglese è che ognuno lo parla un po' come gli pare.

7.3.10

Thou shall be bilingual (continued)

Come risultato di tante letture abbiamo finito per adottare una strategia basata sulla spontaneità, che in pratica si traduce nel:
parlare molto in italiano in casa, ma non esclusivamente - riflettendo il modo in cui pensiamo;
tendere a parlare in inglese fuori casa, specialmente, è ovvio, in presenza di bambini non italiani;
usare l'inglese quando parliamo di cose da nursery curriculum, tipo numbers one to ten, colours, shapes...questa deve essere una deformazione professionale;
cantare filastrocche e leggere libri in inglese, ma anche in italiano, spagnolo e francese - questa è in assoluto la nostra attività preferita.
Ecco, i libri sono diventati, stanno diventando, sempre più importanti nella nostra famiglia. Aiuta il fatto che qui in Inghilterra il mercato dei picture books, i libri illustrati, sia incredibilmente ricco e vario, anche quello indirizzato ai piu piccoli, ai "toddlers".
Così leggiamo, o meglio "condividiamo libri"("sharing books" è l'espressione che si usa qui, mi pare molto azzeccata) tutto il giorno, al mattino insieme al biberon del latte, dopo pranzo prima della siesta, la sera prima di andare a dormire, e spesso durante la giornata, tra un gioco e l'altro.
Due giorni alla settimana, quando io sono all'università, Verdun e Pierrot vanno alla nursery dell'università dove lavora H, dove si parla esclusivamente inglese; anche lì i libri sono visti come uno strumento abbastanza cruciale.
Bilancio dello sviluppo linguistico di Verdun a 32 mesi: per un lungo periodo più che bilingue ho temuto che stesse crescendo muta. Poi, circa sei mesi fa, ha iniziato a blaterare in continuazione. Per un bel po' non sono riuscita a distingure che una ventina di parole vere e proprie, ma negli ultimi due mesi ci stato un progresso piuttosto accelerato, e ora siamo intorno alle 100 parole. Ancora poche, in assoluto, ma il fatto che abbia tanta voglia di comunicare e una grande espessività mi lascia sperare che presto questo ritardo verrà recuperato.
Ultimamente, poi, Verdun fa spesso fa questo gioco: sistema tutti i suoi pupazzi di fronte a sè e gli legge uno dei sui libri preferiti - non si capisce molto di quel che dice, ma è piuttosto entusiasmante a vedersi. Pare che faccia la stessa cosa con le bambole alla nursery: la maestra Mandy me lo raccontava , dicendo: "I'm not sure if she was speaking italian or english...but I could definetely see a pattern". Se lo dice Mandy!
Dimenticavo...bilancio dello sviluppo linguistico di Pierrot a 5 mesi: il soggetto si sta concentrando sul perfezionamento della pernacchia e del sorriso irresistibile - that's communication for you!

As a result of oh so many readings, we ended up adopting a strategy based on total spontaneity, which basically translates in:
speaking lots of italian at home - but not exclusively, reflecting the way we think, actually;
a tendency to speak in english when we are out, especially, obviously, in presence of non italian speakers;
use english when we talk about "nursery curriculum stuff", as numbers up to ten, colours, shapes...this has to be a professional bias;
sing nursery rhymes and reading books in english, but also in italian, spanish and french - this is definitely our favourite activity.
Books have become, are becoming, every day more important in our little family. It helps that in the UK the picture book offer is incredibly rich in terms of numbers and variety, even considering only those published for toddlers. And so we read, we "share books" (love the expression) all day long, in the morning with the milk bottle, before the afternoon nap, at bedtime, and often during the day, between one game and another.
Two days a week, when I attend my lectures, Verdun and Pierrot go to the nursery of the university where H works, where they hear only english; there as well books are considerd a fundamental tool for education.
Balance of Verdun's linguistic development at 32 months: for a longtime more than growing up bilingual I though she was growing up dumb. And then, circa 6 months ago, she started "talking" all the time. At the beginning I was not able to discern more than 20 words in her continuos bladagablagada, but in the last couple of months things have sped up fast, and we are now around 100 words. Still not many, absolutely speaking, but her great expressivity and the fact that she has such an eagerness to communicate let me think that she is going to catch up. Or so I hope.
She often reads to her puppets: she sits them in a line against the wall and shows them a book, going through it as if she really knew what she was saying - it is impossible to make any sense of it, but it is still great to watch. Apparently she does the same game with her dolls at nursery; her key-worker, Mandy, told me, "I'm not sure if she was speaking italian or english...but I could definetely see a pattern". So said Mandy!
Oh, I almost forgot...balance of Pierrot's linguistic development at 5 months: the subject is specialising on blowing raspberries and making impossibly charming smiles ... that's communication for you!

6.3.10

Thou shall be bilingual

Quando non sono in maternità, lavoro come insegnante in una scuola elementare di Westminster, nel centro di Londra. Insegnare in una scuola pubblica a Londra prevede, oltre a un atteggiamento di tipo missionario a causa dell' elevata percentuale di alunni provenienti da famiglie disastratissime, il contatto quasi esclusivo con bambini bilingui dalla nascita, che qua si definiscono EAL children (English as Additional Language). Io sono incaricata di una seconda elementare, quindi di bambini che hanno alle spalle solo un anno di istruzione formale in inglese, eppure sono in genere già quasi alla pari con i loro coetanei in termini di competenza linguistica. Nonostante le inevitabili difficoltà e aggiustamenti che richiede lavorare con questi bambini, mi piace questo tipo di ambiente scolastico, ho la sensazione che mi arricchisca molto, sia come insegnante che come persona. E ho maturato fede assoluta nel fatto che i bambini che parlano più di una lingua sino avvantaggiati rispetto ai monolingui, che la stragrande maggioranza degli EAL raggiunga una competenza linguistica uguale ai monolingui entro la fine della scuola primaria, che la flessibilità e la curiosità dei piccoli abbia la meglio sulle barriere linguistiche, blablabla...

Poi sono arrivati Verdun e Pierrot, e questa fede assoluta è stata messa in discussione, come spesso succede quando si affrontano questioni importanti a livello personale.Ho sempre incoraggiato i genitori dei miei alunni a parlare la loro lingua madre con i figli, lasciando i bambini liberi di scegliere come e quando usare le diverse lingue che hanno a disposizione; questo su esempio di insegnati più esperti di me e seguendo linee guida governative, basate, si suppone, su ricerca estesa.Quando aspettavo Verdun, però, questa sicurezza ha appunto cominciato a vacillare, e io e H abbiamo passato buona parte dei nove mesi a leggere tutto il reperibile sulla questione dell'educazione bilingue. Risultato: grande confusione.La letteratura in materia è vastissima, per larga parte aneddotica ed estremamente contradittoria. Del resto la questione è troppo estesa e soggettiva perchè esista una risposta univoca. Quando si parla di Signori Bambini e di apprendimento, è impensabile che un modello unico possa essere soddisfacente per tutti, dovrei saperlo bene. Ma diventare genitore per la prima volta fa un po' paura, e si tende a cercare risposte assolute - o almeno, a noi è successo.
(to be continued)

When I am not on maternity leave, I work as a primary teacher in Westminster, central London. Teaching in an inner London school requires, in addition to missionary espirit to face a majority of pupils coming from quite damaged families, contact amost exclusive with bilingual or multilingual children, that are known in school as EAL (English as Additional Language).
I am in charge of a Year 1 class, hence of children that have been in school for only a year, and yet most of them, almost all, have the same linguistic competence as their monolingual peers by the end of Year 1.
In despite of the challenges and difficulties involved by working with these children, I like my school environment, I feel as it is enriching me, both as a teacher and as a person. And I have developed absolute faith in the idea that multilingual children are advantaged compared to their monolingual pers, that they are able to reach the same linguistic competencies, that children's curiosity and flexibility is a powerful means to overcome linguistic barriers, blablabla...

Enter Verdun and Pierrot, and my absolute faith has been repeatedly questioned, as it often happens when important questions are dealt at a personal level.
I have always encouraged my pupils'parents to talk with them in their first language, leaving the children to choose when and how to use the diffent languages at their disposition; I have done that following the example of more experienced teachers, as well as government guidelines, supposedly based on extensive reasearch.
And yet, when I was pregnant with Verdun, this security started to tremble, and me and H spent a big part of the nine months reading whatever we could find on the subject of raising bilingual children. The result of all that reading being an extreme confusion.
There is a HUGE amount of literature on the topic, largely anecdotical and extremely contradictory. Besides, the question is too wide and subjective to be answered in a one-and-only way. When you are dealing with Signori Bambini and learning, universal models just do not work - I should know it pretty well.
But becoming fist time parents is scary stuff, and the tendance is to look for absolute answers - or this is what happened to us, anyway.
(to be continued)