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31.10.13

Pimp up your pumpkin



Al quarto Halloween in Los Alamos, i SB sono ormai completamente nel loro elemento. Pierrot intaglia like a pro, fierissimo del risultato almeno fino al Pumpkin Glow, l' esposizione in notturna delle zucche, dove il vero genio artistico si distingue dal povero amatore.
Per fortuna non si e' perso d'animo. In preparazione psicologica per la serata, oggi vagava per casa in mutande e secchiello urlando:

"Trick or treat 
smell my feet
If you don't , I don't care,
I'll pull down your underwear!"

Ah, la magia di Halloween...




7.10.13

It's Fall folks! (Harvest Festival @ El Rancho de las Golondrinas)


Time to surrender to Fall and

crash some grapes



squeeze apple cider, then call in the expert for a quality check





fill up on just-out-of-the-oven tortillas





go back to school





make new friends



17.9.13

Into the wild

Il prequel non era stato dei piu' incoraggianti:

"Allora, siete contenti di andare a fare camping Sabato?"

P. "Yes! Are we going to sleep in  Santa Fe?"

V. "No, Pietrooo. We are going to sleep in a tent. That's the point of camping."

P. "No! Arghhh! I want to sleep in a nice hotel with a swimming pool! I don't like this family, I don't like, I don't like! Roar!"

...


Poi per fortuna si e' arreso all'evidenza, o forse non gli andava di rimanere a casa da solo. Speriamo di avergli fatto cambiare idea. Sembravano allegri, i Signori Bambini, mentre raccogliavano la legna e mangiavano pannocchie abbrustolite. Addirittura incantati davanti al fuoco che abbiamo lasciato spegnere piano piano, per vedere meglio la Via Lattea. Non sembravano neanche troppo disturbati quando siamo finiti a dormire tutti ammucchiati su un lato  perche' avevamo piantato la tenda in discesa . 
E sono quasi sicura che dormissero quando i coyotes hanno interrotto l'idillio dando la caccia a qualche bestia che poi non deve aver fatto una bella fine, considerati gli ululati di vittoria (gia' vedevo i titoli sul Los Alamos Monitor: "Sbranata famiglia di campeggiatori approssimativi. Il figlio medio voleva dormire in un motel"). 

Invece alla fine siamo sopravvissuti e Pierrot ha persino confessato che gli era piaciuto. Voleva tornare il weekend dopo. Credo che apetteremo un po' piu' a lungo - fino all'estinzione dei coyotes, tipo.






17.4.13

You might as well be walking on the sand

E' un momento un po' grigio, in cerca di risposte a domande piuttosto pratiche, ad esempio dove vivremo alla fine dell'estate. Puo' darsi che rimarremo ancora a Los Alamos: e mi piacerebbe, considerati il clima eccezionale, il paesaggio che ci circonda, e soprattutto le rete di conoscenze e amicizie forte che abbiamo creato negli ultimi due anni e mezzo. Oppure  potremmo dover cambiare di nuovo stato o continente, e neanche questo mi dispiacerebbe. Abbiamo energia e curiosita' sufficenti per affrontare un altro cambiamento, per ricominciare altrove.
E' questa fase di attesa che mi blocca: non poter progettare niente che non vada oltre la fine del mese, concentrarsi solo sull'immediato per non farsi prendere dall'ansia, o non poter rispondere ai miei genitori o al mio supervisor che chiedono quando torneremo in Europa per l'estate.

Per fortuna c'e lo spring break. Abbiamo aderito all'esodo di massa durante le vacanze di primavera e siamo emigrati per quattro giorni nel sudest del New Mexico.
A nord del new Mexico ci sono Santa Fe, Albuquerque e Los Alamos. Al sud, citta minori e alcune riserve naturali. In mezzo, cinquecento chilometri di deserto, interrotto solo da cactus, yucca, agave, occasionali citta' fantasma del vecchio west, e sporadiche ironcows capaci di brucare per ore sotto un sole allucinante in assenza di un filo d'ombra. Piu che un viaggio, uno stato mentale.

La potenziale dimensione meditativa del viaggio e' stata purtroppo compromessa dalla presenza dei Signori Bambini nel sedile posteriore, che hanno dormito tutti e tre contemporanemante per ben venti minuti. Verdun e Pierrot hanno passato una considerevole porzione del tempo scambiando acute osservazioni del tipo: "You touched me!""No, you touched me""Say sorry""No you say sorry" "Stop copying me!" "Stop copying ME!"...
P'tit Loup, d'ora in avanti Santuzzo, si e' perso in totale contemplazione di questi allegri siparietti e non ha detto beh per cinque ore, se non per chiedere del succo di frutta.

Eppure anche questa volta ne e' valsa la pena. Se non altro per lo sguado affascinato di Pierrot davanti al serpente a sonagli o al roadrunner che gli e' praticamente passato sui piedi al Living Desert Zoo. Per le immense caverne di Carlsbad, con i pipistrelli appesi in attesa che faccia buio. Per l'attenzione che gli americani dedicano a queste riserve naturali, per l'organizzazione e l'entusiasmo che mi colpiscono sempre. E ovviamente per i programmi "Junior Rangers" per i piccoli, e per la promozione ufficiale di Verdun a Pierrot, con tanto di badge da collezionare.  
Particolarmente intenso resta il ricordo della visita alle White Sands, che non sono per niente facili da descrivere: l'immagine piu' vicina che mi viene in mente e' quella di un gigantesco pacco di zucchero rovesciato per terra, e le persone tutte sopra a divertirsi come formiche impazzite, facendo tunnel nella sabbia, scivolando con gli slittini e rotolando giu' dalle dune. Caldo, estremo e isolato eppure accogliente. Un buon posto per mettere in pausa  preeoccupazioni e ansie per il futuro, e prendersi una giornata per stare bene insieme e basta. Bello.
 
 
 
 
 

 

20.3.13

Advanced Italian, lesson one

"If we move, we should move to a different country."
"Like, where?"
"Like, somewhere were they speak another language, so I can learn a new language!"
"How fascinating. Have you got something in mind?"
"How about Japan!"
"How about it?"
"Well, I already know a bit of japanese..."
"Do you?"
"Yes, my friend Takeshi taught me some!"
"So, what can you say?"
"I can say konichiwa. That means hello"
"Great! What else?"
"That's it."
"Well, I guess it's a start."
"And, I taugh some Italian to Takeshi!"
"What did you taught him? Ciao?"
"No, he knew that already. And he knows pizza."
"I see. So what was left?"
"I taught him: Piove piove acqua di limone, si accende la candela, si dice buonasera."
You never know what might come useful

17.2.13

Snowshoeing

 
 




Lo sport estremo di questo inverno e' stato il trekking con le racchette da neve sulla Caldera, che e' il gigantesco vulcano spento su cui Los Alamos e', per prendere in prestito un termine da La' sui monti con Annette, abbarbicata. E' difficile rendersi conto di essere sopra un vulcano perche' e' troppo grosso, tranne quando a forza di salire verso la cima all montagna ci si ritrova davanti a una piana immensa, che e' quel che resta del vecchio cratere. Quite impressive.
D'inverno c'e' un discreto viavai di sciatori di fondo e hikers in racchette da neve, e quest anno ci siamo lanciati anche noi. Verdun ormai veloce quanto me, Pierrot un po' meno entusiasta ma bribed a dovere. P'tit Loup ha osservato la scena troneggiante sul suo zaino, sempre allegro, finche' ci siamo fermati per un picnic sulla neve e ha voluto testare a mani nude se fosse vero quel che gli raccontavamo sulla neve. Salta fuori che effettivamente e' gelida e umida - per fortuna il sole e' sempre forte, anche a febbraio.
 
Sono molto in forma, i Signori Bambini. 
Verdun sta veleggiando attraverso il suo primo anno di scuola elementare con una scioltezza imprevista. Si sveglia tutte le mattine allegra, torna a casa sorridente e con tante cose da raccontare; ha un sacco di amichette, le maestre le vogliono bene. Ha iniziato anche a frequentare un corso di danza classica, "Beginning ballet". L'insegnante tedesca e' molto delicata e imposta tutto come un gioco. Io e i fratelli assistiamo alle sue lezioni con la scusa che fa troppo freddo per giocare fuori, ma in realta' vedere questo gruppetto di cinquenni saltellare, provare le posizioni e fare gli esercizi alla sbarra e' un piccolo spettacolo. Sono tenere e esilaranti allo stesso tempo,  con le schiene ancora inarcate, il pancino in fuori e le gambette minuscole, mentre cercano di copiare l' insegnante molto goffamente ma con una concentrazione sorprendente.
Pierrot non riesce a rassegnarsi a non avere ancora cinque anni come la sorella. Vorrebbe andare a scuola con lei, imparare a leggere, correre veloce come lei, e centrare la palla quando calcia, ogni tanto. Sta imparando a riconoscere e a fare i conti con feelings negativi, rabbia e gelosia soprattutto, e non e' facile - riconosco lo stesso struggle di Verdun due anni fa. Al contrario di lei ne parla, ne parliamo molto. Vuole capire tutto quello che succede e perche', e' sempre curioso. Sta creando dei rapporti di amicizia con altri bambini, e imparando che fare compromessi non e' facile. Difficilissimo rimane sgridarlo, per colpa del sorriso sempre pronto. Tranne, ovviamente, quando si accorge di essere fotografato: tento da mesi di beccarli tutti e tre insieme con espressioni decenti ma tutte le foto sono rovinate dall'Infotografabile. Gli vogliamo bene lo stesso.
Il piccolo cresce veloce: adesso praticamente corre, e si arrampica ovunque. Conosce i suoni degli animali della fattoria , chiama ogni membro della famiglia con un verso differente e conta fino a two (ma senza dire one). Mangerebbe di tutto, ma anche solo banane. Ha una marcata dipendenza dal succo di mela e da Pooh, lo straccetto a forma di orso regalato a Verdun da bebe' ma snobbato sia da lei che da Pierrot: P'tit Loup invece l'ha adottato come copertina di Linus, gli parla e lo culla come vede fare Vedun con le sue bambole. Fa troppa tenerezza per preoccuparsene. Inizieremo a preoccuparci quando lo perdera' (just in case,  ho trovato su Internet un sito apposta che fa fast delivery di straccetti di ogni sorta per genitori in balia di crisi d'astinenza del pargolo).
Io e H cerchiamo con scarso successo di indirizzare tutta questa energia, o almeno di non soccombere. Da qualche mese ho anche ripreso a lavorare part-time, insegno italiano nel campus locale dell universita' del New Mexico. Ho un bel gruppo di studenti, ultra motivati e affascinati dalla cultura italiana come solo un americano puo' essere. Cerco di insegnargli la grammatica e smontare qualche luogo comune, ma non troppi. Tutto sommato, la loro visione dell"Italia da cartolina non e' male.

31.12.12

Let's go fly a kite in San Diego


In pieno inverno a San Diego capita di

scovare un negozio di aquiloni e fare abbastanza tenerezza al proprietario da farsene prestare uno da provare





assistere a una sfilata di baloons tra le palme: tra gli altri, hanno sfilato uno squalo, un pinguino e un pupazzo di neve, chiaramente l'unico pupazzo reperibile a queste latitudini



bagnarsi le zampe nel Pacifico giocando a The big vegeterian wolf (aka Il lupo mangiafrutta)




sentirsi osservati da un fenicottero rosa



Altre amenita' della vacanza includono l'incontro ravvicinato con autentici baywatch (Mitch!), la vista al museo di modellini dei treni piu' grandi del mondo, e lo show delle orche assassine che ballano il nuoto sincronizzato a Seaworld. Il genere di cose che la grand old Europe liquida alla voce "americanate", ma che alla fine si rivelano piuttosto entusiasmanti.
 
Si narra inoltre che anche in piena estate le temperature non superino i trenta gradi. A San Diego ti capita quindi di avere la sensazione che i locals abbiano capito qualcosa in piu' di te su come godersi la vita. O magari fingono molto bene, chi puo' dirlo.

Persino gli homeless, i barboni, appaiono allegri. Come avevamo gia notato a San Francisco, sono molto tollerati e anche discretamente tolleranti, considerando come il barbone su cui Verdun e' praticamente inciampata mentre dormiva si sia limitato a girarsi sull'altro fianco. Resasi conto di essere circondata da sacchi a pelo, Verdun ha chiesto un po' interdetta: "Are they having a sleepover?"
Kind of.

Ritorniamo a casa dalla trasferta californiana come sempre stravolti, ma contenti di esserci riempiti gli occhi di posti e facce nuovi . Buoni propositi per il prossimo anno si riassumono nel cercare di dormire di piu, o, piu' realisticamente, di essere efficaci pur dormendo poco. Duemilaecredici, fatti avanti.

17.12.12

Monday morning

Tiro su le tendine, lascio che la luce del sole riflesso sulla neve inondi la tua stanza e il tuo faccino addormentato per finta, che aspetta un bacio per accendersi. Gli occhi che si spalancano e tu che chiedi: "Oggi e' Monday? I knew it!"
Si, perche' a cinque anni ti puoi anche alzare entusiasta di lunedi' mattina sulla premessa che la scuola ha organizzato un pranzo speciale, un potluck lunch, con tutte le tre prime classi e i genitori. E tu per  l'occasione ti sei fatta comprare i California Cuties, i mandarini, e i Chips Ahoy bianchi verdi e rossi, praticamente chocolate cookies in versione natalizia.

Mangi veloce il tuo porridge con le uvette e ti vesti in fretta per poter giocare con le tue bambole cinque minuti prima di uscire.
Camminiamo insieme nel sentierino tra le case, l'aria gelida e purissima che ci sveglia i polmoni, un passo io, due tu, fino alla fermata dello schoolbus davanti alla piscina. Ci sono ancora due minuti per chiaccherare, per ricordare le cose belle della domenica appena trascorsa. Arriva il 129, ti infilo lo zainetto in spalla, mi dai tre bacini e ti prepari a scalare quegli scalini che fino a pochi mesi fa ti facevano paura. Adesso invece si vede che sei contenta, che non vedi l'ora di essere a scuola e di rivedere i tuoi amici dopo il weekend.
 
"Are you sad?", mi chiedi prima di lasciarmi la mano.
"No. I' m happy. You make me very very happy. I love you best of all. Go, now "
Non c'e' stato un giorno negli ultimi cinque anni e mezzo in cui abbia aperto gli occhi e non mi sia sentita felice, fortunata, blessed. Ma e' vero che in questi giorni la felicita' fa paura. La tragedia della scuola elementare di Newtown si e' abbattuta su tutto questo Paese grande e diverso ma effettivamente unito, e l'ha scosso profondamente. Lo leggo nelle facce di tanti altri genitori, nel bisogno di stringersi i bambini  piu' vicini, nel distacco quatidiano che sembra un po' piu' difficile del solito. Quelle famiglie straziate del Connecticut  erano uguali alla mia, avevano ritmi e facce incredibilmente simili, e per questo la loro tragedia sembra tanto vicina e insopportabile. Giorni cupi.

14.10.12

Albuquerque International Balloon Fiesta


L'evento dell'anno ad Albuquerque, New Mexico e' la Fiera della Mongolfiera. La scala dell'evento va un po' lost in translation. Io ad esempio settecento mongolfiere che si alzano nel giro di mezz'ora all'alba sul deserto newmessicano non riuscivo granche' a immaginarle finche' non mi ci sono trovata in mezzo. La trasferta a Albuquerque era stata programmata per i Signori Bambini, ma alla fine ci siamo ritrovati tutti e cinque a passeggiare su questo prato enorme tra un balloon e l'altro a bocca aperta. Un mucchio di stoffa che si gonfia per diventare una mongolfiera colorata, o una mucca oversized, ritiene qualcosa di magico, proprio nel senso harrypotteresco del termine.





9.9.12

The American Dream, revisited

Tempo di elezioni e di elettori perplessi. Quello che riporto qui e' un estratto da un editoriale di Thomas L. Friedman apparso oggi sul New York Times, sotto il titolo "New Rules". Mi ha colpito per come in poche righe mi sembra colga bene l'esprit du temps, o perlomeno la realta' che osservo intorno a noi.
 
Obama should stop using the phrase - first minted by Bill Clinton in 1992 - that if you just "work hard and play by the rules " you should expect that the American system will deliver you a decent life and a chance for your children to have a better one. That mantra really resonates with me and, I am sure, with many voters. There is just one problem: it's out of date.
The thruth is, if you want a decent job that will lead to a decent life today you have to work harder, regularly reinvent yourself, obtain at least some form of postsecondary education, make sure that you are engaged in lifelong learning and play by the rules. That's not a bumper sticker, but we terribly mislead people saying otherwise.
 
Why? Because when Clinton first employed his phase in 1992, the Internet was just emerging, virtually no one had e-mail and the cold war was just ending. In other words, we were still living in a closed system, a world of walls which were just starting to come down. It was a world before Nafta and the full merger of globalisation and the information technology revolution, a world in which unions and blue-collar manufactoring were still relatively strong, and where America could still write a lot of the rules people played by.
That world is gone. It is now a more open system. Technology and globalisation are wiping out lower-skilled jobs faster, while steadely raising the level of skills required for new jobs. More than ever now, lifelong learning is the key to getting into, and staying in, the middle class. There is a quote attributed to the futurist Alvin Toffler that captures this new reality: in the future "illiteracy will not be defined by those who cannot read and write, but by those who cannot learn and relearn". Any form of standing still is deadly.

30.3.12

O brother, where art thou? (continued)

E noi come viviamo, qui a Los Alamos? Stiamo bene.
Permane, a distanza di settant'anni dalla costruzione di quella prima sorta di baraccopoli militare, la sensazione che la vita qui non possa essere normale o permanente. Gli scienziati impiegati dal lab continuno ad arrivare al lab da ogni parte del mondo. Alcuni rimangono, altri ripartono dopo qualche anno, qualcuno ritorna. Creano un tipo di multiculturalismo ovviamente diverso dalle grandi metropoli occidentali: si tratta di persone con curriculum di studio particolarmente brillanti, che arrivano qui con un contratto di lavoro, in genere molto ben pagato, in cui mettere in gioco le capacità maturate in tanti anni di studio e ricerca alle spalle.
Il benessere e l'altro livello di istruzione generale si riflette in tanti aspetti della vita pubblica: per esempio, la pulizia, la rarità di situazioni di criminalita o povertà, le risorse della biblioteca locale, l'attenzione per i bambini e la loro educazione.
Un altro aspetto che rende la vita qui inusuale è l'età media molto bassa: c'e una proporzione di bambini incredibile, mentre gli anziani sono decisamente rari, in parte per la questione dell'alta mobilità, in parte perchè bisogna essere piuttosto in forma per vivere ai 2500.

Nelle maggior parte dei casi, gli scienziati non arrivano soli, ma con le loro giovani famiglie, mogli e bambini piccoli. Ci si ritrova tutti in condizioni simili: con culture di partenza molto diverse; con bambini il cui sviluppo di un' identità di ibridi culturali non si è ben sicuri come aiutare; lontani migliaia di chilometri da reti di protezione familiari; e soprattutto, futuro prossimo poco prevedibile.
Molte di queste giovani mamme sono stay-at-home moms - mi ci iscrivo anche io, sebbene mi sia ricavata tre giorni alla settimana da dedicare alla ricerca per il mio dottorato. I bambini crescono in famiglia, "homeschooled", sebbene ci sia anche una scelta di playgroups e attività organizzate da centri diversi a cui partecipare insieme, genitori e bambini. Alla basi di questa scelta ci sono alcune considerazioni, tra cui: il bisogno, per tutti i bambini ma forse ancora di più per i nostri, di poter contare su delle relazioni con genitori e fratelli particolarmente forti, costruite sulla scoperta condivisa del mondo intorno; l'assenza della scuola statale fino all' inizio delle elementari, a cinque anni; lo stipendio del papà scienziato che garantisce una vita economicamente serena per tutta la famiglia; la relativa facilità di riprendere a lavorare una volta che i bambini entrano alle elementari.
Si fanno quindi scelte che magari altrove sarebbero più controverse o impossibili: si dedicano i primi anni di vita interamente i propri figli, che è il lavoro più sfiancante del mondo, ma quei momenti in cui si riesce a rallentare e a godersi lo spettacolo spazzano via dubbi e fatiche in un soffio.

Insomma, per noi, in questa fase della vita della nostra famiglia, Los Alamos è un buon posto in cui vivere. Ci permette di passare tanto tempo tutti insieme, di vivere molto all'aperto, a contatto con le foreste e il canyon, vicini a molte persone, grandi e bambini, con bagagli culturali estremamente diversi dai nostri, che consideriamo una grande risorsa. I Signori Bambini non hanno un raffreddore da un anno e mezzo, niente medicine, pochissimi giorni passati in casa. Sono sempre abbronzati, sempre affamati. Crescono insieme, giocano, chiaccherano, litigano e fanno pace in continuazione, e "Ok, you can be my best friend again". E' bello vederli crescere così vicini, ed è una risorsa importante nella consapevolezza di non avere un terreno troppo fisso sotto i piedi.

Non è chiaro quanto ancora rimarremo a vivere qua. Presto i nostri ritmi cambieranno di nuovo: dal prossimo autunno dovrò dedicare più tempo alla mia ricerca, Verdun inizierà la scuola elementare, cercheremo di iscrivere Pierrot e P'titi Loup in preschool per un paio di mattine alla settimana. So che la nostalgia per una vita in una dimensione urbana piu grande e trafficata, così come la voglia di riprendere il mio lavoro, torneranno presto a farsi sentire. Non ancora, però. E sono certa che guarderemo sempre a questo happy limbo con una tenerezza particolare. With constant sorrow.

26.3.12

O brother, where art thou?

Mi è venuta voglia di descrivere questo posto dove viviamo e dove è nato P'tit Loup.
E' passato più di un anno e mezzo dallo sbarco in America e non sono ancora riuscita a scrivere un post in merito. Intanto, amici e familiari brancolano nel buio: "Ci sono gli indiani? Fanno le corride? Ma come ha nevicato, non siete del deserto?". Tutti dubbi legittimi, peraltro: dici "Londra" e almeno un' immagine in testa stampata lì dal sussidiario della quarta elementare ce l'hanno tutti, ma "Los Alamos, New Mexico"? Probabilmente no.
Il fatto è che questi posti sono davvero difficili da descrivere a chi non è mai stato da queste parti. D'altra parte, è ancora più difficile che qualcuno passi di qua, considerati tempi e costi di un viaggio simile. Allora ci provo lo stesso con un post un po' Lonely Planet.







Siamo in New Mexico, nel Southwest degli Stati Uniti, ad est dell' Arizona e a ovest del Texas. Il New Mexico non è uno stato particolarmente ricco in termini di PIL o architettura o storia, perlomeno da un punto di vista europeo. In compenso, si caratterizza per paesaggi eccezionali e un curioso mix culturale anglo-latino-native american, che risulta in un atteggiamento generale di accoglienza e solidarietà molto forte.
La capitale di Stato, Santa Fe, è abbastanza esemplare: in mezzo al deserto ma a 2000 metri sul livello del mare, circondata dalle montagne - la coda delle Rocky Mountains. Una città di 65.000 persone che vivono soprattutto in queste casette di terra rossa, gli adobe, che raramente hanno più di due piani. Nell' architettura, nelle chiese, nei musei l' eredità messicana è forse la più marcata, ma ben amalgamata con altre culture. Santa Fe è anche il terzo mercato d'arte negli Stati Uniti, e gran parte dell'economia locale gira intorno a questo aspetto della città: c'è un numero impressionante di gallerie d'arte, ma anche gioiellerie, indiani che vendono bigiotteria di pietra turchese, sculture astratte e colore, colore ovunque.





Salendo per 25 km da Santa Fe attraverso una strada che sale dritta dritta tagliando il deserto e poi si inerpica tutta a curve per risalire la mesa, si arriva a Los Alamos. La prima volta che sono arrivata qui, il paesaggio mi ha lasciata letteralmente senza fiato: l'ampiezza dell'orizzonte, i colori delle rocce, la profondità del canyon, i ghiacciai lontani, il deserto che diventa montagna sotto i tuoi occhi. E la luce, sempre incredibilmente intensa, in qualunque stagione. Insomma, essendo cresciuta ai piedi della Val Susa avevo un idea di partenza di montagna un po' diversa.










La gente tuttavia non arriva qua per ammirare il paesaggio o per il foklore locale. Los Alamos ha una storia particolare, legata al Progetto Manhattan. La "città segreta" fu fondata per ordine del governo nel 1943, su un altopiano precedentemente quasi deserto. Il generale Groves e il fisico Oppenheimer misero insieme un esercito di scienziati e ingenieri, fornirono le risorse tecniche piu avanzate dell'epoca e gli affidarono una missione abbastanza precisa: costruire la bomba atomica prima dei Nazisti. Questi scienziati, recrutati da ogni parte degli Stati Uniti ma non solo, arrivavano in New Mexico avendo come unico recapito 109 Palace Street in Santa Fe - l'indirizzo di una panetteria. Da qui venivano fatti uscire da una porta sul retro e trasportati in gran segreto "uphill", nella piccola città che stava nascendo intorno al laboratorio piuttosto primitivo, fatta di casa semplicissime, senza strade asfaltate, circondata da filo spinato.






I bambini non usavano il loro cognome, gli scienziati non potevano parlare del proprio lavoro con le loro famiglie e tutta la corrispondenza era pesantemente censurata. Non molti tra gli stessi impiegati dal laboratorio avevano piena coscienza e comprensione di cosa stessero creando.
Il Progetto Manhattan risultò nella detonazione nel luglio 1945 della prima bomba atomica nel deserto delle White Sands, nel sud del New Mexico. Un mese dopo gli USA bombardarono Hiroshima e Nagasaki, obbligando il Giappone ad arrendersi e decretando la fine della seconda guerra mondiale.

Los Alamos rimase una città di proprietà del governo fino al 1957, quando venne aperta al pubblico. Parallelamente gli orientamenti della ricerca del laboratorio vennero estesi molto oltre l' ingegneria atomica, verso la chimica, la biotecnologielogia e l'ingenieria elettronica, sebbene la ricerca fisica mantenga un ruolo di primo piano. The lab ha conservato tuttavia uno status d'eccezione tra i centri di ricerca negli Stati Uniti e rimane in indiscutibilmente il fulcro della vita della città, dando lavoro a 9.000 persone in una comunità di 20.000 abitanti. La storia inusuale e legata alla ricerca scientifica della "città segreta" viene celebrata, ma anche messa in discussione attraverso istituzioni come il museo storico, che illustra la vita quotodiana della comunità durante la guerra, o le lezioni aperte la pubblico sulla storia del Progetto Manhattan . Si tratta di temi che non possono lasciare indifferenti, e vivere qui rende la storia degli secolo scorso particolarmente affascinante, nonostante i suoi risvolti tragici.

(to be continued)

21.3.12

He could be President!


E' arrivato il passaporto blu di P'tit Loup: prospettive da Agrippina a parte, fa un certo effetto.

E' un bel passaporto: ci sono una serie di riproduzioni di paesaggi americani, il genere di immagini un po' stereotipiche che però poi scopri anche molto fedeli, tipo la Statua della Libertà, la prateria, il Mount Rushmore, o il grizzly che pesca il salmone. C' è una serie di quotes di personaggi storici particolarmente influenti, che colgono bene l'essenza di questo Paese. C'è, soprattutto, il faccino sbalordito di P'tit Loup accanto alla bald eagle e alla bandiera a stelle e strisce.

Nessuno dei miei figli è nato in Italia, ma in qualche modo questo Signore Bambino sembra aperto più degli altri a una vita radicalmente diversa da quella che ho conosciuto io, con altre possibilità e altri limiti. Chissà cosa finirà per combinare.

Per ora è riuscito a tenere in mano il documento per una decina di secondi e a tentare di azzannarlo. Va specificato che alla sua età questa è una significativa dimostrazione di apprezzamento.


"Every generation has the obligation to free men's minds for a look at new worlds... to look out from a higher plateau than the last generation" (E. O. Onizuka)

16.3.12

A piedi nudi nel playground





Spring is here! Wishful thinking worked!
In realtà danno neve per lunedì, ma noi ignoriamo il meteo e ci godiamo il cielo cloudless, i piedi scalzi e il sole che ci ha già bruciato il naso.

2.3.12

Superpoteri

Manifestazione contro il riscaldamento globale




Non ho mai amato il freddo. Non mi piacciono l'inverno, la neve, il ghiaccio, l' umidità, i maglioni e le cuffie. I cinque anni a Londra hanno esasperato la mia natura metereopatica, e fosse per me me ne andrei volentieri in letargo fino a Pasqua.
Poi però sono arrivati i Signori Bambini, e con loro l' imperativo morale di uscire di casa con qualunque condizione atmosferica, al fine di salvaguardare il delicato equilibrio psichico della famiglia. Così negli ultimi anni mi sono reinventata entusiasta del freddo, appassionata di partite a palle di neve, scultrice di pupazzi, pattinatrice sul ghiaccio, fanatica dello slittino.
Ora però, dopo tre mesi di neve perenne e temperature ancora troppo spesso sottozero, l'entusiasmo inizia a vacillare. Ad essere più precisi, comincio ad avere le allucinazioni: oggi ho creduto di aver visto il primo daffodil in mezzo a un prato innevato, e invece era un pacchetto vuoto di patatine. "Wishful thinking." ha commentato l' amica J.

Eppure Verdun riesce ancora a strapparmi qualche sorriso a labbra viola, mentre torniamo a casa la sera veloci, dopo aver nutrito i poveri ducks del laghetto ghicciato.

"Hey! Tu puoi fare le nuvole!"




"Eh?"


" Io ho visto clouds uscire dalla tua bocca!


"Oh. E' solo fiato condensato , tutti possono...."



"Cosa hai detto?"




"Niente. Si, io posso fare le nuvole."


30.11.11

Cose che non ho

Tra le altre, un minimo di talento nel fotografare i bambini. O di pazienza, o di voglia, o di abilità di ricordarsi di portar dietro la macchina fotografica. Pace. In compenso, ho avuto la lungimiranza di affibbiare a Pierrot una fairygodmother che sopperisse alle mie lacune. Non solo, ma al momento, forse avendo notato che faccio fatica a mettere in fila frasi sensate (I blame those pregnancy hormones, obviously), scrive anche post sui SB ai posto mio, un po' aulici e un po'ultrapragmatici proprio come lei - thanks Monte!

http://outoftherandstad.blogs.ie/2011/11/17/summer-in-us-kids/

19.11.11

Random rambles

Il pater familias rientra dopo cinque giorni di conferenza a Salt Lake City. Il resto della famiglia si è mantenuta operosa e in salute, nonostante la mater familias si sia trascinata tra playgrounds, library e birthday parties in stato di perenne dormiveglia, sostenuta solo da frequente assunzione congiunta di nescafe e lindt dark 86% - la dieta ideale al nono mese (l'inquilino comunque non ha fatto un piega: good boy).


A patire più palesemente la lontananza di H è stato il frigo, ridotto al vuoto assoluto se si escludono due uova scadute e un pezzo di cocumber, il che che considerate le dimensioni dei frigoriferi americani fa sempre un certa impressione.


H indaga con Verdun:


"Ma l' avete mai fatta la spesa mentre ero via?"


"No. Però siamo andati tre volte da Starbucks!!!"


Quando il gatto è in Utah, i topi ballano - ubriachi di hot chocolate e gingerbread latte.

14.11.11

Cinderfella

To add to the list of the things that can seriously terrify the two year old: the entertainer at your big sister's best friend's birthday party, aka Giant Cinderella.
Or, the party guest's chinese cat, Mao, which Pierrot mistook as a huge stuffy toy and pet for twenty minutes until it got rather fed up and grab his t-shirt: very scary stuff. It reminded me about contemplating of my beautiful newborn babies looking like dollies in their sleep -until all of a sudden they would wake up screaming, reminding the world that they were indeed alive.
Great party, btw.

26.9.11

Turning two on the choo-choo

Pierrot, o Toto come preferesce definirsi, compie due anni, ma è fermamente convinto di averne quattro come la sorella. Cerca di correre più veloce di lei, saltare più in alto, mangiare più veloce - altissimo tasso di competitività registrato specialmente nell'ultimo settore.
Non contento, pretende di saper contare e di conoscere l'alfabeto: scende le scale di casa contando one, two, three, three, four, four, four, ten! Finge di scrivere con la precisione di un monaco amanuense, producendo ovviamente solo scarabocchi. Riconosce la P, ma la indica come "This P, P for Toto!", segnale inequivocabile della mancanza di un tassello nel ragionamento. Chiacchera, racconta, chiede sempre "perchè", quando nessuno lo ascolta blatera a vanvera come un vecchio brontolone. Crea neologismi pazzeschi in italinglish e si arrabbia moltissimo se non li cogliamo al volo; eppure basta poco, davvero pochissimo, per farlo tornare a sorridere.
Lui e Verdun trafficano insieme per ore, letteralmente; capita che finisca in tragedia, ma nemmeno troppo spesso. Al momento il gioco favorito consiste nel caricare sul divano tutti i loro giocattoli e pretendere di essere su un bus, su un taxi, and all things that go (mi sembrava strano finchè ho avuto un flashback al 1987, in cui io e i miei fratelli spostavamo tutti le nostre cianfrusaglie sul tappeto e giocavamo al "camper di david e lisa" - il link tra il camper e lo gnomo rimane imperscrutabile).

Ma il mezzo di locomozione preferito di Pierrot rimane il treno, che ovviamente a Los Alamos non c'è: in compenso la biblioteca ha un'ampia selezione di libri illustrati in materia, con l'unico limite di illustrare perfettamente treni a carbone in stile Far West non proprio facilmente reperibili. L'abbiamo anche preso il treno, l'estate scorsa in Italia, ma è chiaro che con aspettative del genere il viaggio Alpignano-Torino non risulti proprio entusiasmante.
Per fortuna in America, sempre per la storia del popolo giovane dalla storia relativamente recente, ci sono un sacco di adulti che sembrano condividere la passione di Pierrot, e vecchie linee vengono sistematicamente restaurate e rimesse in funzione just for fun. Così per festeggiare il suo complenno siamo stati in Colorado, sulla Durango and Silverton Narrow Gauge Railroad, antica linea che collegava Durango a questa città creata per ospitare i cercatori d'oro, a tremilacinquento metri nelle San Juan Montains, coda delle Rocky. Il Colorado all'inizio dell'autunno vale la pena un giro in treno anche se non si appasionati di antiche locomotive: le tre ore di viaggio tra le montagne, lungo il fiume o a ridosso di canyons profondissimi, in mezzo alle foreste dai colori incredibili, sono trascorse molto veloci. Poi c'è stato il museo dei treni e l'immancabile sosta di mezz'ora intorno ala plastico di Thomas the Engine. Insomma siamo tornati da Durango stravolti e con le facce nere di carbone, ma Pierrot detto Toto è apparso soddisfatto. Happy birthday, my little engineer!





18.9.11

Appendix

Non siamo stati a Ground Zero. C'eravamo stati tre anni fa, e questa volta i SB sarebbero stati probabilmente abbastanza grandi da intuire qualcosa di sbagliato nel grande buco trai grattacieli, ma troppo piccoli per capire la magnitudine del disastro.
Il nuovo centro è stato ufficialmente inaugurato due giorni dopo che abbiamo lasciato New York - molti progetti interessanti, mi piace l'idea delle fontane con i nomi delle vittime iscritte sulle pareti. Larga parte del piano è ancora in the making, ma a New York questa è una cosa che anzichè disturbare in un certo senso armonizza con il resto della città.

Tutti i giornali e probabilmente le televisioni hanno dedicato grandissimi spazi alle celebrazioni del decimo anniversario dell' undici settembre, e le opinioni in merito erano molto diverse, al di là del comune denominatore di nostalgia e malinconia. Un messaggio che però mi è sembrato più diffuso di altri era questo: Let it go, lasciar andare, non dimencare ma nemmeno usare la rabbia e la disperazione di quei giorni come una ragione ancora valida per giustificare decisioni prese dieci anni dopo.
Non è un messaggio che coincide esattamente con il Vangelo di questa settimana, incentrato sul valore del perdono, anche se si sovrappongono in parte. Mi sembra più interpretabile come un'ammissione dei propri limiti, dell'incapacità di una piena comprensione degli eventi e delle ragioni di chi li ha provocati - forse un atteggiamento che sarebbe stato più scontato e immediato in un popolo europeo, ma per quello americano implica una messa in discussione dei propri valori, storia e cultura molto profonda e non facile. Eppure c'è in corso una presa di coscienza della necessità di rivalutare l'efficacia delle scelte politiche fatte sulla scia di quegli eventi, e di andare oltre, di celebrare il futuro, ad esempio la capacità di New York di rimanere un centro di gravità mai veramente messo in discussione, dai giorni di Ellis Island in avanti. Non so, mi è sembrato un piccolo segnale di speranza per tutti, dappertutto.