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31.10.13

Pimp up your pumpkin



Al quarto Halloween in Los Alamos, i SB sono ormai completamente nel loro elemento. Pierrot intaglia like a pro, fierissimo del risultato almeno fino al Pumpkin Glow, l' esposizione in notturna delle zucche, dove il vero genio artistico si distingue dal povero amatore.
Per fortuna non si e' perso d'animo. In preparazione psicologica per la serata, oggi vagava per casa in mutande e secchiello urlando:

"Trick or treat 
smell my feet
If you don't , I don't care,
I'll pull down your underwear!"

Ah, la magia di Halloween...




26.9.13

The Troubadour

Oggi nel giro di 12 ore ti ho visto fare: il pilota d'aerei, il mago, il passeggero dell'aereo, il cavaliere, il papa', il cane, il custode dello zoo, il barista di Starbucks, il poliziotto e il ladro. Per ognuno avevi pronta una biografia complicatissima e dei risvolti di copione insospettabili,  costruiti su riferimenti intertestuali da Topolino, Barbapapa', Richard Scarry, La spada nella roccia e  i video del "Magic Schoolbus". Io da grande ti vedrei bene come contastorie. Buon compleanno, Pierrot!


17.9.13

Into the wild

Il prequel non era stato dei piu' incoraggianti:

"Allora, siete contenti di andare a fare camping Sabato?"

P. "Yes! Are we going to sleep in  Santa Fe?"

V. "No, Pietrooo. We are going to sleep in a tent. That's the point of camping."

P. "No! Arghhh! I want to sleep in a nice hotel with a swimming pool! I don't like this family, I don't like, I don't like! Roar!"

...


Poi per fortuna si e' arreso all'evidenza, o forse non gli andava di rimanere a casa da solo. Speriamo di avergli fatto cambiare idea. Sembravano allegri, i Signori Bambini, mentre raccogliavano la legna e mangiavano pannocchie abbrustolite. Addirittura incantati davanti al fuoco che abbiamo lasciato spegnere piano piano, per vedere meglio la Via Lattea. Non sembravano neanche troppo disturbati quando siamo finiti a dormire tutti ammucchiati su un lato  perche' avevamo piantato la tenda in discesa . 
E sono quasi sicura che dormissero quando i coyotes hanno interrotto l'idillio dando la caccia a qualche bestia che poi non deve aver fatto una bella fine, considerati gli ululati di vittoria (gia' vedevo i titoli sul Los Alamos Monitor: "Sbranata famiglia di campeggiatori approssimativi. Il figlio medio voleva dormire in un motel"). 

Invece alla fine siamo sopravvissuti e Pierrot ha persino confessato che gli era piaciuto. Voleva tornare il weekend dopo. Credo che apetteremo un po' piu' a lungo - fino all'estinzione dei coyotes, tipo.






2.9.13

What do people do all day? (Just for Richard Scarry's addicts)

Pierrot, after careful observation of H and me arguing about something which I can't remember, but must have sound pretty irrelevant :

"You look just like Pig Will and Pig Won't."


27.6.13

Memoria corta

 
 
 
 
In trasferta a Londra, i SB adottano come al solito senza fare una piega i frenetici ritmi di vita locale. Alla fine di un Martedi' da warrior tourists che ha incluso visita all'esibizione dei dinosauri, playtime nel megaparcogiochi di Peter Pan, pomeriggio al Science Museum, taglio di capelli, shopping, cena con amici londinesi con terrazzo con vista spettacolare sul West End, Pierrot, interrogato su quale fosse stata la parte preferita della sua giornata, riposnde entusiasta:
 
"When papa' read me three bedtime stories. And, when you gave me a goodnight kiss."
 
"Non ti ho dato nessun bacio della buonanotte."

"Not YET."

26.2.13

Il grande freddo

"Penguins and polar bears hibernate."
"No, they don't . They love cold."
"Yes, they do. They hibernate in summer!"
"Do they?"
"Yes, they don't like the heat."

"Can we go to the seaside?"
"We have to take a plane."
"Why?"
"Because there's no seaside in New Mexico."
"Oh.
Do our nonni live near the seaside?"
"Well, they are closer to the mountains, don't you remember? They are close to the A..."
"To the Artic?"

"Mamma, did you know that many, many years ago, like when you were little, there was GRASS at the South Pole?"

(btw, my parents live near the Alps, not the North Pole)

17.2.13

Snowshoeing

 
 




Lo sport estremo di questo inverno e' stato il trekking con le racchette da neve sulla Caldera, che e' il gigantesco vulcano spento su cui Los Alamos e', per prendere in prestito un termine da La' sui monti con Annette, abbarbicata. E' difficile rendersi conto di essere sopra un vulcano perche' e' troppo grosso, tranne quando a forza di salire verso la cima all montagna ci si ritrova davanti a una piana immensa, che e' quel che resta del vecchio cratere. Quite impressive.
D'inverno c'e' un discreto viavai di sciatori di fondo e hikers in racchette da neve, e quest anno ci siamo lanciati anche noi. Verdun ormai veloce quanto me, Pierrot un po' meno entusiasta ma bribed a dovere. P'tit Loup ha osservato la scena troneggiante sul suo zaino, sempre allegro, finche' ci siamo fermati per un picnic sulla neve e ha voluto testare a mani nude se fosse vero quel che gli raccontavamo sulla neve. Salta fuori che effettivamente e' gelida e umida - per fortuna il sole e' sempre forte, anche a febbraio.
 
Sono molto in forma, i Signori Bambini. 
Verdun sta veleggiando attraverso il suo primo anno di scuola elementare con una scioltezza imprevista. Si sveglia tutte le mattine allegra, torna a casa sorridente e con tante cose da raccontare; ha un sacco di amichette, le maestre le vogliono bene. Ha iniziato anche a frequentare un corso di danza classica, "Beginning ballet". L'insegnante tedesca e' molto delicata e imposta tutto come un gioco. Io e i fratelli assistiamo alle sue lezioni con la scusa che fa troppo freddo per giocare fuori, ma in realta' vedere questo gruppetto di cinquenni saltellare, provare le posizioni e fare gli esercizi alla sbarra e' un piccolo spettacolo. Sono tenere e esilaranti allo stesso tempo,  con le schiene ancora inarcate, il pancino in fuori e le gambette minuscole, mentre cercano di copiare l' insegnante molto goffamente ma con una concentrazione sorprendente.
Pierrot non riesce a rassegnarsi a non avere ancora cinque anni come la sorella. Vorrebbe andare a scuola con lei, imparare a leggere, correre veloce come lei, e centrare la palla quando calcia, ogni tanto. Sta imparando a riconoscere e a fare i conti con feelings negativi, rabbia e gelosia soprattutto, e non e' facile - riconosco lo stesso struggle di Verdun due anni fa. Al contrario di lei ne parla, ne parliamo molto. Vuole capire tutto quello che succede e perche', e' sempre curioso. Sta creando dei rapporti di amicizia con altri bambini, e imparando che fare compromessi non e' facile. Difficilissimo rimane sgridarlo, per colpa del sorriso sempre pronto. Tranne, ovviamente, quando si accorge di essere fotografato: tento da mesi di beccarli tutti e tre insieme con espressioni decenti ma tutte le foto sono rovinate dall'Infotografabile. Gli vogliamo bene lo stesso.
Il piccolo cresce veloce: adesso praticamente corre, e si arrampica ovunque. Conosce i suoni degli animali della fattoria , chiama ogni membro della famiglia con un verso differente e conta fino a two (ma senza dire one). Mangerebbe di tutto, ma anche solo banane. Ha una marcata dipendenza dal succo di mela e da Pooh, lo straccetto a forma di orso regalato a Verdun da bebe' ma snobbato sia da lei che da Pierrot: P'tit Loup invece l'ha adottato come copertina di Linus, gli parla e lo culla come vede fare Vedun con le sue bambole. Fa troppa tenerezza per preoccuparsene. Inizieremo a preoccuparci quando lo perdera' (just in case,  ho trovato su Internet un sito apposta che fa fast delivery di straccetti di ogni sorta per genitori in balia di crisi d'astinenza del pargolo).
Io e H cerchiamo con scarso successo di indirizzare tutta questa energia, o almeno di non soccombere. Da qualche mese ho anche ripreso a lavorare part-time, insegno italiano nel campus locale dell universita' del New Mexico. Ho un bel gruppo di studenti, ultra motivati e affascinati dalla cultura italiana come solo un americano puo' essere. Cerco di insegnargli la grammatica e smontare qualche luogo comune, ma non troppi. Tutto sommato, la loro visione dell"Italia da cartolina non e' male.

24.12.12

C'e' posta per Te



Caro Gezoo Bamino

per natale vorey

dolll has
bat too too
triky puz

{Trascrizione fedele dell'originale letterina di Verdun. Per i non esperti in tentative spelling, la lista include una casetta delle bambole, un tutu da ballerina e un puzzle difficile}


Caro Gesu' Bambino

per Natale vorrei

trains
trucks
airplane
police helicopter
fire engine
books about trains, trucks, airplanes, police helicopters and fire engines

anche uno fire engine per mio baby brother

{Lettera di Pierrot, dettata e quotidianamente aggiornata nel corso delle ultime due settimane. Come ha riassunto brillantemente l'amica J., "Being three is all about Law and Order and the Industrial Revolution". L'apparente slancio di generosita' nei confronti del fratellino non e' stato esattamente spontaneo}

 
Caro GB
 
abbiamo bisogno di una vacanza. Signori Bambini all included, si capisce. Ridefiniamola "un cambiamento di scenario". Noi abbiamo gia' prenotato l'aereo per San Diego, un hotel downtown e i biglietti per lo Zoo e il Seaworld. Al resto pensaci tu. Grazie, Elle e H

 
Merry Christmas, folks!


26.9.12

Pierrot, tre anni

Apostrofato da uno sconosciuto al supermercato che ti ha chiamato "Little man", hai risposto facendogli notare che "I'm not little! I'm middle size!"...
La vita del fratello di mezzo non e' facile, sempre a negoziare la tua identita' tra cosa non puoi ancora fare perche' non sei grande come Verdun, e cosa non puoi piu' fare perche' non sei piccolo come P'tit Loup. Una faticaccia.
 
Ritrovi il sorriso quando combini cose che nessuno dei tuoi fratelli e' in grado di fare, sfoderando superpoteri che appartengono solo a te.
Per esempio, la fantasia dai tratti vagamente grotteschi con cui racconti storie autobiografiche assurde, o ancora meglio vicende di personaggi inventati di sana pianta. In capitoli. ("Chat the Cat, chapter 9: Where Chat the Cat meets a WITCH! )
La tua attenzione al dettaglio, quella con cui scannerizzi i disegni di Richard Scarry fino a coglierne l'humour, e ridere come un matto. La voglia di condividere le tue scoperte, leggendo un libro in braccio o anche solo guardando insieme le figure.
La tua sensibilita' acuta: rattristarti perche' le foglie cadono, piangere in silenzio quando Verdun ti lascia la manina per entrare in classe. L'empatia immediata, il saper leggere emozioni da una smorfia della mia faccia, preoccuparti se non mi vedi allegra.
Scrivere il tuo nome al contrario, con la P a palloncino e la E a cinque braccia, e ridere come un matto quando ti accorgi che qualcosa non quadra.
 
 
 
Buon compleanno, orteiP!

20.4.12

London calling


Nella mia personale graduatoria delle situazione ansiogene, "viaggiare con tre under-five" arriva comunque dopo "fare le valigie con tre under five per casa". Specialmente perchè ormai due su tre pretendono di partecipare all'operazione in prima linea.

Ognuno si prepara a modo suo.
Verdun, maniaca dell'ordine e del planning, prepara lo zainetto di Dora the Explorer da più di un mese. Sul divano fa esercitazioni di allacciamento e slacciamento delle cinture, indicando alle bambole il relativo segnale luminoso immaginario.
Ha passato l'ultima settimana a riordinare la cucinetta ikea, che usa come ufficio, catalogando disegni, album, libretti e crafts di dubbia natura. Oggi in una delle sue scatoline sono comparsi oggetti non bene identificabili.

"Da dove salta fuori 'sta roba?"
"Sono hair di Bambola e Boy."
"Hai tagliato i capelli a Bambola e Boy? Perchè?"
"Gli andavano negli occhi. Non posso portarli a Londra a tagliarli, non ci sta piu nessuno nel mio zaino."
(Poteva andare peggio: anche P'tit Loup ha il ciuffo negli occhi.)

Essendoci un limite al numero di volte in cui puoi controllare lo zainetto, ha spostato la sua attenzione su quello del fratello.
"Hey, tu hai già preparato tuo zainetto?"
"No. Io parto tomorrow, allora io preparo mio zaino tomorrow."
(That's my boy)
"Ma hai deciso cosa vuoi portare? "
"Yes."
"Cosa?"
"Tutto."

"Mio caro P'tit Loup, non rimane nessuno spazio per i tuoi giochini. E' un problema?"
"Guh."
Segue sorriso bavoso, interpretabile come "No, a patto che possa koalizzarmi per dodici ore ed essere intrattenuto a colpi di ninne nanne, passeggiate nel corridoio, e allattamento a richiesta cioè continuo."

Atterreremo a Londra tra 36 ore. Poi mi aspettano dieci settimane in cui la mia supervisor pretende che io scriva il primo capitolo dell tesi di dottorato, un mini ciclo di lezioni a un gruppo di undergraduates che la professoressa ha definito "very opinionated", una conferenza, la solita puntata mordi e fuggi a Torino, e un viaggio di ritorno sans H. Speriamo che non piova proprio tutti i giorni.


17.2.12

Non sarò certo io a correggervi

Pierrot al parco sull' altelena
"Cos'è questo noise?"
"L' altelena che cigola."
"Allora bisogna mettere un po' di sale e olio!"
"Sale e olio?"
"Yes! Nooo sugo: quello solo sulla pasta! Ahahaha..."


I SB e H giocano al big vegeterian wolf, aka il lupo mangiafrutta
"Run, daddy! Run for your wife!"
"You mean "run for your life"?"
"Run for your LIFE? Thant doesn't make any sense! Silly daddy..."


Seduti a tavola per cena, bussa qualcuno
Pierrot, chiaramente infastidito dall'interruzione:
"Chi è ? Uno robber?"


In partenza per Santa Fe
"Oggi andiamo da Wolf Foods?"
"Whole Foods."
"E' quello che ho dicio io: Wolf Foods. Si chiama così perchè c' è un big bad wolf, però tu non l'hai mai visto."
(questo purtroppo è direttamente riconducibile alla mia pigrizia nella pronuncia dei fonemi w e h, specialmente uno dietro l' altro - shame on me)


Sottoposti alla classica inchiesta:
"So, what are you guys going to be when you grow up?"
Pierrot: "I fireman. I big. I fast. I drive fire engine. Roarrrr!"
Verdun, guardando altrove: "I am going to be dentist and a witch."
A giorni alterni, hopefully.


7.2.12

Eloquent enough

When your two years old lets you know that : "You are the Cookie Monster, because you can eat many, many, many cookies" , it might be time to consider a substantial cutback.

29.1.12

There were three in the bed
















So, how's life in five?


Per il momento, non troppo diversa dalla vita in quattro.


P'tit Loup mangia, con la fame da lupo che l'ha caratterizzato fin dal primo quarto d'ora di vita, dorme, e consuma pannolini a un ritmo impressionante. Di giorno è contento di stare koalizzato nel babybjorn; ogni tanto apre mezzo occhio per controllare chi è in giro. Tollera rumori assordanti, urla dei fratelli, passeggiate nella neve, pasti e naps a cadenze molto poco regolari senza battere ciglio. A volte addirittura abbozza un sorriso, anche se, come gli ha fatto notare Verdun, "Sei sorridendo o sei sbadigliando? Scusa, non si capisce!". Le notti sono un po' meno idilliache: d'altra parte, è l'unico momento in cui possiamo dedicarci esclusivamente a lui - clever boy.
Btw, ancora una volta i miei geni si sono distratti durante il crossing over e la creatura assomiglia praticamente solo al padre; sconosciuti mi fermano per strada e mi chiedono "He looks like dad, right?". Ma ce l' avete un cuore?


Anyway.

Big Brother and Big Sister sono in forma.
Pierrot, con consueto tempismo, sta attraversando una crisi d'identità, una mezza anticipazione dell' adolescenza: un momento vuole essere cullato in braccio, subito dopo ringhia "Io big boy!" e si lancia dal divano. Gli cambia addirittura la voce, una roba abbastanza impressionante.
E' stato beccato vicino alla culla mentre, dall'alto dello sgabellino per lavare le mani che aveva trascinato fin lì, spiegava al fratello: "Hi. I'm big brother. I'm the boss!". Al povero P'tit Loup, ogni volta che sente la voce del fratello, si dilatano le pupille dal terrore. Una relazione su cui lavorare, diciamo.
Per Verdun è più facile. Lo tiene in braccio, lo coccola, lo fa giocare anche a lungo, gli parla molto ("Don't cry. Quando tu piangi you sound a bit like a zebra"). Un bambolotto appena più interattivo degli altri, per ora.


Io e H siamo ripiombati nella condizione di babysitter coinquilini: tutto sommato, direi che palleggiamo pargoli e impegni varii con discreta destrezza. Siamo anche riusciti a infilare tre seggiolini nel retro della Prius, e il pensiero di non dover cambiare macchina solleva parecchio il morale. Insomma, per dirla alla Forrest, siamo un po' stanchini. Piuttosto allegri, però.

10.12.11

Pierrot's checklist

Day one - sorpreso sul passeggino dalla prima nevicata, ancora timida, fine fine:
"Oh! Sand!"

Day two - per terra più di un metro di neve; abbandonata ogni pretesa di timidezza:
"Chi messo qui all this snow?"

Day three - chiudono il lab, le scuole e la library:
(visibilmente preoccupato)
"Starbucks open?"
"Smiths open?"
"Doctor-check-baby's-heatbeat open?"

Neve o no, baby, we are ready

30.11.11

Cose che non ho

Tra le altre, un minimo di talento nel fotografare i bambini. O di pazienza, o di voglia, o di abilità di ricordarsi di portar dietro la macchina fotografica. Pace. In compenso, ho avuto la lungimiranza di affibbiare a Pierrot una fairygodmother che sopperisse alle mie lacune. Non solo, ma al momento, forse avendo notato che faccio fatica a mettere in fila frasi sensate (I blame those pregnancy hormones, obviously), scrive anche post sui SB ai posto mio, un po' aulici e un po'ultrapragmatici proprio come lei - thanks Monte!

http://outoftherandstad.blogs.ie/2011/11/17/summer-in-us-kids/

14.11.11

Cinderfella

To add to the list of the things that can seriously terrify the two year old: the entertainer at your big sister's best friend's birthday party, aka Giant Cinderella.
Or, the party guest's chinese cat, Mao, which Pierrot mistook as a huge stuffy toy and pet for twenty minutes until it got rather fed up and grab his t-shirt: very scary stuff. It reminded me about contemplating of my beautiful newborn babies looking like dollies in their sleep -until all of a sudden they would wake up screaming, reminding the world that they were indeed alive.
Great party, btw.

26.9.11

Turning two on the choo-choo

Pierrot, o Toto come preferesce definirsi, compie due anni, ma è fermamente convinto di averne quattro come la sorella. Cerca di correre più veloce di lei, saltare più in alto, mangiare più veloce - altissimo tasso di competitività registrato specialmente nell'ultimo settore.
Non contento, pretende di saper contare e di conoscere l'alfabeto: scende le scale di casa contando one, two, three, three, four, four, four, ten! Finge di scrivere con la precisione di un monaco amanuense, producendo ovviamente solo scarabocchi. Riconosce la P, ma la indica come "This P, P for Toto!", segnale inequivocabile della mancanza di un tassello nel ragionamento. Chiacchera, racconta, chiede sempre "perchè", quando nessuno lo ascolta blatera a vanvera come un vecchio brontolone. Crea neologismi pazzeschi in italinglish e si arrabbia moltissimo se non li cogliamo al volo; eppure basta poco, davvero pochissimo, per farlo tornare a sorridere.
Lui e Verdun trafficano insieme per ore, letteralmente; capita che finisca in tragedia, ma nemmeno troppo spesso. Al momento il gioco favorito consiste nel caricare sul divano tutti i loro giocattoli e pretendere di essere su un bus, su un taxi, and all things that go (mi sembrava strano finchè ho avuto un flashback al 1987, in cui io e i miei fratelli spostavamo tutti le nostre cianfrusaglie sul tappeto e giocavamo al "camper di david e lisa" - il link tra il camper e lo gnomo rimane imperscrutabile).

Ma il mezzo di locomozione preferito di Pierrot rimane il treno, che ovviamente a Los Alamos non c'è: in compenso la biblioteca ha un'ampia selezione di libri illustrati in materia, con l'unico limite di illustrare perfettamente treni a carbone in stile Far West non proprio facilmente reperibili. L'abbiamo anche preso il treno, l'estate scorsa in Italia, ma è chiaro che con aspettative del genere il viaggio Alpignano-Torino non risulti proprio entusiasmante.
Per fortuna in America, sempre per la storia del popolo giovane dalla storia relativamente recente, ci sono un sacco di adulti che sembrano condividere la passione di Pierrot, e vecchie linee vengono sistematicamente restaurate e rimesse in funzione just for fun. Così per festeggiare il suo complenno siamo stati in Colorado, sulla Durango and Silverton Narrow Gauge Railroad, antica linea che collegava Durango a questa città creata per ospitare i cercatori d'oro, a tremilacinquento metri nelle San Juan Montains, coda delle Rocky. Il Colorado all'inizio dell'autunno vale la pena un giro in treno anche se non si appasionati di antiche locomotive: le tre ore di viaggio tra le montagne, lungo il fiume o a ridosso di canyons profondissimi, in mezzo alle foreste dai colori incredibili, sono trascorse molto veloci. Poi c'è stato il museo dei treni e l'immancabile sosta di mezz'ora intorno ala plastico di Thomas the Engine. Insomma siamo tornati da Durango stravolti e con le facce nere di carbone, ma Pierrot detto Toto è apparso soddisfatto. Happy birthday, my little engineer!





22.9.11

Between the lions

"Ok guys, I think I just saw a penguin on the beach. Let's just take ONE good picture with the ocean and we're back to the spa. Ready?"

"Yes, yes!"

"Good: one, two, three!"

"Ahrrrrrr!"


"What was that?"

"We were pretending to be mighty lions!"

"Could you please pretend to be plain sensible children instead? Let's try again: one, two, three!"


"....?"

"I was being a jellyfish!"

"Do you even know what a jellyfish IS?"

"We're cold!"

"And I' m freezing! Just fake a nice smile and we're done, ok? Now!"


"Oh, my."

"What? What?"

"Nothing. The mighty lions impression will do. Back to the hotel, now."

There are days when even a digital camera won't do. How did parents ever managed with the old ones, I know not.

17.9.11

This is New York


"Okay, okay, I'll throw in another clock."
In the year 1626 a Dutchman, Peter Minuit, bought the island of Manhattan from the Indians for twenty-four dollars worth of handy housewares. It remains the biggest bargain in American history. Businessmen say that now he would have to throw in another eight billion dollars.



And no wonder.


(M. Sasek, "This is New York")

Il bello degli fisici nucleari è che ogni tanto organizzano conferenze in posti interessanti. A pensarci bene non ho mai visto H arrivare da un convegno soddisfatto in termini di scambio di conoscenze, in compenso torna sempre con belle foto e buone idee per le vacanze.
Ogni tanto capita che ci accozziamo anche noialtri tre.
L'ultima conferenza è stata in New Jersey, in un residence sull'oceano a un' ora di treno da New York. Eufemisticamente si potrebbe dire che ho appoggiato la sua partecipazione; in pratica, ci è mancato poco che l' abstract lo mandassi io ("Impact of the ocean waves on the wellbeing of the twentysix-weeks-pregnant woman").
Insomma, alla fine siamo partiti tutti, e approfittando del Labour Day e del weekend siamo stati via una settimana, quattro giorni a New York e tre a Longbranch.

I love New York. Ci sono stata la prima volta a sedici anni e sono rimasta comprensibilmente folgorata. Pero mi è successo anche quando ci sono tornata a ventinove e anche la settimana scorsa, e nel mentre un po' di mondo l'ho girato ("Ma NY è poi tanto diversa da Londra?" "Si.")
H ha delle perplessità sul traffico, sulla relativa mancanza di spazi verdi, sulla concentrazione di persone, sui ritmi accelerati della metropoli. Cose che non scalfiscono il mio entusiasmo, che i Signori Bambini, come sempre, hanno assorbito come spugne mantenendosi eccitati e iperattivi per tutto il soggiorno. Nota di colore: abbiamo dimenticato a Los Alamos alcuni items abbastanza essenziali, tra cui il passeggino - l' incubo di ogni genitore. Per fortuna Verdun è entrata in modalità Maurizio Damilano e ha camminato per Manhattan in lungo e largo, distratta della densità di gente, taxi e Starbucks. In compenso, io e H abbiamo rischiato l' amputazione degli arti superiori, sfibrati dal sostenimento prolungato del non-longilineo Pierrot. E' andata.

Nell' infinita offerta culturale locale abbiamo pescato attività che avessero un minimo di rilevanza per tutti. Mmm. Con un leggero sbilanciamento verso il settore più giovane della famiglia. Insomma, tra le ninfee di Monet al MoMa e l' orso polare al Central Park zoo, ha vinto l'orso.
Abbiamo anche preso il ferry per la Statua della Libertà ed Ellis Island, e al ritorno abbiamo fatto la doccia le fontane a zampillo di Battery Park. Siamo stati al "Museo dei dinosauri" e al planetario, e al Disney Store di Times Square che è come una show room dove piu roba tiri giù, più sono contenti e se ti vedono provare il costume di Cinderella ti portano subito scarpette e tiara, per completezza. Abbiamo zigzagato per Central Park,tra lo zoo, il lago delle barchette, la statua di Alice in Wonderland e il burattinaio che ha incantato Verdun.
Siamo stati a Bryant Park di notte, quando le uniche luci sembrano quelle riflesse dai grattacieli intorno, e i SB hano organizzato un birthday party sul prato per i loro amici immaginari.






L' ultimo giorno pioveva a dirotto, così ci siamo rifugiati nella Central Library, sezione kids, dove custodiscono tra le altre cose i pupazzi originali di Winnie-the-pooh and friends. Siamo anche riusciti a vedere il resto della library, le collezioni e le sale studio, e il bookworm che è in me avrebbe volentieri piantato radici lì.




Invece ci siamo poi spostati in New Jersey, dove il tempo è stato abbastanza inclemente, ma i SB non hanno fatto una piega: hanno giocato sulla spiaggia per ore, in kway, e invece che nell'oceano, il bagno l'hanno fatto nella spa dell'hotel.

E così è andato anche l' ultimo sprazzo di vacanza, l' ultima vacanza in quattro. A Los Alamos siamo stati accolti da un clima decisamente autunnale. Per la prima volta dopo anni, tuttavia, ho voglia di autunno, di aria fredda, di umidità, di foglie per terra, di cinnamon dolce latte bollente, di coprirmi e tenere al caldo la pancia che cresce veloce. Di vivere quest' ultimo trimestre di attesa in toni un po' più lenti , compatibilmente con i ritmi dei futuri Big Brother and Big Sister, i cui feelings per il nuovo fratellino al momento oscillano fra curiosità, eccitazione e timore da invasione barbarica. Brace yourselves, guys!

2.6.11

The burrow

Il cuore della nostra casa non è la cucina, un po' perchè i confini tra la cucina e il salone sono abbastanza difficili da delineare, e comunque non è che ci sia mai tempo per cucinare niente che richieda più di un quarto d'ora. No, il cuore del 4307 è la camera dei Signori Bambini: la più calda, la più luminosa, la più trafficata.
Sarà un po' eccessivo un post celebrativo sulla cameretta dei bambini? Forse solo chi ha dormito per più di un anno in quattro nella stessa stanza potrà empatizzare. Io, ogni volta che sulla scia dell'esasperazione declamo: "Andate a giocare in camera vostra!", ho ancora un fremito di entusiasmo.
"Camera vostra" vuol dire non svegliarsi con brutti pensieri a causa dell' infimo pezzo di lego che ti aspettava ai piedi del letto; vuol dire poter uscire di casa ignorando il casino perchè basta chiudere una porta; e, soprattutto, poter dormire diciamo non notti intere ma una discreta porzione senza il caratteristico sottofondo del brontolio dei criceti raffreddati.
Eccola qua, la tana, 10% ispirazione e 90% contributo dei sapienti architetti svedesi. Ci sono un po' di cose che piacciono ai SB, altre che piacciono a me, sistemate secondo quelle quattro cose che ho imparato avendo a che fare con creature al di sotto del metro e venti.

Pierrot dorme nel lettino che abbiamo portato da Londra. Non abbiamo portato altri mobili, ma il lettino ha trovato il suo spazio sulla nave della speranza. Ci ha dormito Verdun sin dal giorno zero, fino a quando è stata scalzata dal fratello: non sono riuscita ad abbandonarlo oltreoceano. I lettini sono uno di fronte all altro e per un certo periodo il genitore di turno doveva sedersi in mezzo e tenere la manina a entrambi i pargoli finchè non si fossero addormentati, modello crocefisso. Alla vigilia dei quattro anni, Verdun ha deciso che può fare a meno della manina, bontà sua.

Il dovere arredare una camera per un maschio e una femmina mi ha impedito nel cadere nella trappola rosa/blu, propendendo invece per un' accozzaglia di colori. Il fatto che Verdun sia la maggiore le garantisce cmq una role-play area abbastanza ad hoc, con massiccia presenza di forni, pentolame, bambole e passeggino, non proprio calibrata dalle quattro macchinine di Pierrot. Ma credo sia solo questione di tempo.

Il tavolino dell' Ikea è ormai scribacchiato oltre ogni possibilità di recupero; cerco di convincermi di avere due Pollock in erba, ma temo piuttosto siano segnali precoci di vandalismo. Se non altro, è amatissimo, anche comprensibilmente essendo l' unico mobile della casa a loro misura. Di grande appeal, appena l' occhio del genitore è distratto, l'autoscontro con le seggioline. A conferma della teoria che i bambini non imparano niente dai propri errori se commessi più di mezz' ora prima, i lividi da autoscontro sono uncountable.

Di fronte al tavolo c' è uno scaffale preso da Target, il fratello povero dell' Ikea: nella cameretta funziona bene perchè è tutto alla loro portata e i giochi possono essere riposti totalmente a caso mantenedo comunque un'apparenza decorosa.
Accanto allo scaffale, il reading corner: i libri, in italiano, inglese più qualche extra, sono sistemati in tre ceste, senza un ordine preciso. Cerchiamo di tenere fuori in una pila quelli presi in prestito alla library, per tentare di ricordarci di restituirli, eventualmente. La scelta delle ceste piuttosto che di una libreria è sempre basata su un criterio di accessibilità: i SB possono trovare facilmente i libri che cercano, li hanno sempre tutti sotto gli occhi, e sono più facili da rimettere a posto (sull'ultimo punto c'è ancora abbastanza lavoro da fare, in effetti).



Sui muri, dove il contratto d' affitto prevede di bucherellare il meno possibile: l' Abc di Alison Jay; i poster di Babar comprati quando i SB erano solo un' idea; il calendario di Dora su cui tracciamo i numeri e registriamo il bollettino meteo, attività inspiegabilmente di grande successo. Sulle finestre, qualche lavoretto fatto nei workshop più riusciti.

L' armadio è a muro e scorrevole, il che ci ha risparmiato un po' di soldi e craniate contro le ante. La moquette blu per terra continua a piacermi poco, e forse un giorno o l' altro copriremo anche quella con vero finto palquet. La cosa buona è che posso risparmiare ai SB alcuni dei mantra più fastidiosi della mia infanzia : "Gioca sul tappeto che prendi freddo" e "Dove sono finite le tue ciabatte?".

La tana dei Signori Bambini così come appare nelle foto è ovviamente una conquista delle primissime ore del mattino e della notte: nel resto della giornata tendiamo a scavare sentieri in mezzo a giocattoli e libretti, tutti rigorosamente per terra. Del resto, come Verdun ha imparato da Charlie and Lola, "It's not messy: it's just spread out!"
Greetings from the burrow !