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17.2.13

Snowshoeing

 
 




Lo sport estremo di questo inverno e' stato il trekking con le racchette da neve sulla Caldera, che e' il gigantesco vulcano spento su cui Los Alamos e', per prendere in prestito un termine da La' sui monti con Annette, abbarbicata. E' difficile rendersi conto di essere sopra un vulcano perche' e' troppo grosso, tranne quando a forza di salire verso la cima all montagna ci si ritrova davanti a una piana immensa, che e' quel che resta del vecchio cratere. Quite impressive.
D'inverno c'e' un discreto viavai di sciatori di fondo e hikers in racchette da neve, e quest anno ci siamo lanciati anche noi. Verdun ormai veloce quanto me, Pierrot un po' meno entusiasta ma bribed a dovere. P'tit Loup ha osservato la scena troneggiante sul suo zaino, sempre allegro, finche' ci siamo fermati per un picnic sulla neve e ha voluto testare a mani nude se fosse vero quel che gli raccontavamo sulla neve. Salta fuori che effettivamente e' gelida e umida - per fortuna il sole e' sempre forte, anche a febbraio.
 
Sono molto in forma, i Signori Bambini. 
Verdun sta veleggiando attraverso il suo primo anno di scuola elementare con una scioltezza imprevista. Si sveglia tutte le mattine allegra, torna a casa sorridente e con tante cose da raccontare; ha un sacco di amichette, le maestre le vogliono bene. Ha iniziato anche a frequentare un corso di danza classica, "Beginning ballet". L'insegnante tedesca e' molto delicata e imposta tutto come un gioco. Io e i fratelli assistiamo alle sue lezioni con la scusa che fa troppo freddo per giocare fuori, ma in realta' vedere questo gruppetto di cinquenni saltellare, provare le posizioni e fare gli esercizi alla sbarra e' un piccolo spettacolo. Sono tenere e esilaranti allo stesso tempo,  con le schiene ancora inarcate, il pancino in fuori e le gambette minuscole, mentre cercano di copiare l' insegnante molto goffamente ma con una concentrazione sorprendente.
Pierrot non riesce a rassegnarsi a non avere ancora cinque anni come la sorella. Vorrebbe andare a scuola con lei, imparare a leggere, correre veloce come lei, e centrare la palla quando calcia, ogni tanto. Sta imparando a riconoscere e a fare i conti con feelings negativi, rabbia e gelosia soprattutto, e non e' facile - riconosco lo stesso struggle di Verdun due anni fa. Al contrario di lei ne parla, ne parliamo molto. Vuole capire tutto quello che succede e perche', e' sempre curioso. Sta creando dei rapporti di amicizia con altri bambini, e imparando che fare compromessi non e' facile. Difficilissimo rimane sgridarlo, per colpa del sorriso sempre pronto. Tranne, ovviamente, quando si accorge di essere fotografato: tento da mesi di beccarli tutti e tre insieme con espressioni decenti ma tutte le foto sono rovinate dall'Infotografabile. Gli vogliamo bene lo stesso.
Il piccolo cresce veloce: adesso praticamente corre, e si arrampica ovunque. Conosce i suoni degli animali della fattoria , chiama ogni membro della famiglia con un verso differente e conta fino a two (ma senza dire one). Mangerebbe di tutto, ma anche solo banane. Ha una marcata dipendenza dal succo di mela e da Pooh, lo straccetto a forma di orso regalato a Verdun da bebe' ma snobbato sia da lei che da Pierrot: P'tit Loup invece l'ha adottato come copertina di Linus, gli parla e lo culla come vede fare Vedun con le sue bambole. Fa troppa tenerezza per preoccuparsene. Inizieremo a preoccuparci quando lo perdera' (just in case,  ho trovato su Internet un sito apposta che fa fast delivery di straccetti di ogni sorta per genitori in balia di crisi d'astinenza del pargolo).
Io e H cerchiamo con scarso successo di indirizzare tutta questa energia, o almeno di non soccombere. Da qualche mese ho anche ripreso a lavorare part-time, insegno italiano nel campus locale dell universita' del New Mexico. Ho un bel gruppo di studenti, ultra motivati e affascinati dalla cultura italiana come solo un americano puo' essere. Cerco di insegnargli la grammatica e smontare qualche luogo comune, ma non troppi. Tutto sommato, la loro visione dell"Italia da cartolina non e' male.

22.8.10

British Library (continued)


"But I don't want to go among mad people!", Alice remarked.
"Oh, you can't help that", said the Cat: "we're all mad here. I'm mad. You're mad."
"How do you know I'm mad?" said Alice.
"You must be", said the Cat "or you wouldn't have come here."




Nelle reading rooms della British Library regna una pace olimpica, un silenzio assoluto, del tipo che se starnutisci fai sussultare anche quello seduto venti file più avanti. Questo clima monastico è raggiunto grazie a un regolamento ai limiti dell'assurdo, dunque very british, a cui si aderisce solo per via dei servizi eccezionali di cui parlavo nello scorso post. Qui ci sarebbe da aprire una parantesi sull' ossessione degli inglesi per le regole, e sull'ossessione degli italiani per trovare il modo di aggirarle, anche del tutto indiscriminatamente dal loro effetto: ma lasceremo da parte i luoghi comuni per andare dritti dritti al Caso Umano.

Eccomi qua.
Qualche esempio per far capire la brutalità delle regulations:

nelle reading rooms non si puo mangiare nè bere. no, neanche caffè. no, neanche acqua. c'è una fontanella minima fuori in cui tutti si abbeverano come cammelli (non un bello spettacolo, btw)

non si puo masticare cicles. è vero, puo essere fastidioso per il vicino. ma io ho una dipendenza da orbit abbastanza severa. se non rumino per qualche giorno mi viene voglia di fumare, che considerando che non ho mai fumato in vita mia è abbastanza inquietante

non si possono usare penne, evidenziatori, matite colorate, niente. solo matite. that's booooring!

Ora, considerate questa povera tapina, che non riesce a tenere gli occhi aperti perchè il pargolo si è beccato varicella, raffreddore e tosse contemporaneamente; che condivide il letto da una piazza e mezza con altre tre persone perche a casa nostra quando uno è malato ci sentiamo tutti un po' più bisognosi d'affetto; che deve finire di scrivere la tesi ma non riesce a partorire le ultime 2000 parole.

Chiudetela in una stanzone senza finestre con i suoi libri e il pc per otto ore. Si puo pretendere che il soggetto sopravviva senza caffè e cicles, due elementi fondamentali della sua dieta? Si puo chiederle di passare ore sui libri senza scarabocchiarli un po'? Censori della BL, ce l'avete un cuore?

Comunque non stavo neanche usando un evidenziatore: era solo una matitina giallino pallido. Stavo sottolinendo un mio libro. Mi ero guardata intorno prima di tirarla fuori: non ero l' unica, l' avevo visto fare qualche giorno fa da un' altra disperata.
Saranno passati 30 secondi prima che alle mie spalle tuonasse un intimidatorio:

"What is THAT?"

"Uhm...a pencil?"

"This is a coloured pencil. Coloured pencils are not allowed."

Si sono girati tutti: non mi sentivo così da quando ero stata beccata con i bigliettini di scienze sotto il quinterno, circa vent'anni fa. Tralaltro, mentre consegnavo il corpo del reato pensando come ha fatto a vedermi, ho scoperto che i controllori della BL sono anche telepatici, à la Sookie Stackhouse.

"You've been caught by the camera, you know. Anyway, you can have your pencil back when you go home. Ask at the counter."

By the CAMERA?
All'uscita, al counter, indico la matita al controllare, uno diverso, sperando che me la dia senza infierire. Illusa.

"Oh, is that yours? You naughty girl!"

...

10.6.10

Appendix

Un commento critico ("costruttivamente critico", avrebbe detto la mia direttrice) sul post sul cervello di mamma mi ha fatto pensare più approfonditamente alla questione del valore della maternità nell'ambiente lavorativo. Chiaramente, sull'argomento si potreberro scrivere un paio di trattati, perciò ridotto a un post lascia spazio a fraintendimenti.

Tento di chiarirmi un po': quello che auspico non è una "quota mamma" per i datori di lavoro. Io non mi sento migliore di nessuno solo perchè ho due figli; una versione migliore di me stessa, però, si. Tra le altre cose, la loro presenza mi ha resa piu serena, più concentrata, mi ha aiutata a stabilire delle priorità da mantenere - o forse sto solo invecchiando :)
E' anche vero che questo genere di qualità si conquistano in tanti modi, essere genitore è solo uno - alcuni fortunelli NASCONO addirittura così! (tipo H)

Quello con cui mi piacerebbe avere a che fare sarebbe un mondo del lavoro dove, ad esempio, eventuali "buchi" professionali nel curriculum dovuti a tempo preso per dedicarsi alla cura di una persona (non necessariamente una PICCOLA persona: il lavoro di chi si prende cura degli anziani, per esempio, è ancora più sottovalutato, purtroppo) non vengano considerati come vacanze dall' ipotetico datore di lavoro; o dove il part-time non sia visto come una richiesta spudoratamente egoistica, ma come una necessità; o dove chi non fa a gara a chi esce più tardi per cercare di fare un lavoro decente anche come genitore non sia visto come l'anello debole; e così via, utopizzando...

(thanks, Lilja)

2.6.10

Il cervello di mamma

Si discute, in Genitori Crescono, dell’ opportunità di inserire nel proprio curriculum professionale skills acquisiti attraverso l' esperienza della maternità o della paternità, vedi capacità di multistasking, problem-solving, teamworking, adattabilità a continui stravolgimenti di programma, estrema pazienza, raffinata comunicazione non verbale, capacità di resistere impassibili, per ore, davanti a soggetti ululanti, e avanti all'infinito, volendo.
Non è un idea strana, a pensarci bene: sono davvero abilità che si imparano solo sul campo, e che sono in genere immediatamente applicabili in tanti scenari professionali - mi sembra più significativo, per dire, che "5 anni nel Beinasco FC, ruolo: attaccante" - letto sul serio, qua non si inventa niente!

Il mio percorso è un po’ diverso, perché avendo sempre lavorato con bambini – come insegnante, istruttrice di nuoto, babysitter, organizzatrice di feste di compleanno da Mc Donalds – yes, yes!) certe attitudes and skills erano gia presenti in partenza – almeno sul curriculum : )
Ho comunque un' esperienza molto positiva in merito, che ho voglia di raccontare e di non dimenticare.
Sono rimasta incinta al penultimo anno di università, poi mi sono laureata comunque nei tempi previsti, proprio io che avevo cambiato indirizzo di studi mille volte, mai troppo convinta di stare facendo la cosa giusta: il miracolo è avvenuto in parte grazie ai salti mortali di H, in parte grazie alla presenza di Verdun che mi ha portata a concentrarmi su quello che facevo e a non perdere di vista i motivi per cui studiavo più di quanto non avessi mai fatto prima.
Freschissima di laurea ho iniziato a cercare lavoro. Non avevo scritto sul cv di essere mamma. Non saprei dire perchè, ma l'avevo omesso.
Durante la terza intervista è saltato fuori, in modo del tutto non programmato.
L' intervista aveva toni molto rilassati, le facce della direttrice e vice direttrice erano amichevoli, distese, e così quando mi hanno chiesto quanto pensavo di rimanere nella città in cui viviamo, Londra, io ho risposto: "Almeno qualche anno: mi piace l' idea che mia figlia cresca qui, che assorba quello che questa città ha da offrirle."
Ops. It slipped through.
Da lì abbiamo iniziato a parlare di come la forte presenza di bambini renda questa città un posto migliore, più allegro e vivibile, e di che tipo di vantaggi e svantaggi possano trarre i piccoli dal crescere in una metropoli. E di cosa possa rappresentare la scuola in una realtà come questa, come dovrebbe equipaggiare i propri alunni, quali dovrebbero essere le priorità.
E' andata a finire che sono stata assunta il giorno stesso, con contratto a tempo indeterminato, come insegnante in Year 1, proprio l' età a cui miravo.
Sono abbastanza sicura che Mrs M., la mia direttrice, mamma anche lei di tre ormai grandi, abbia valutato positivamente l' idea che avessi sulle spalle la responsabilità di crescere una figlia, con tutta la gioia, l' ansia, la frenesia e le abilità acquisite di cui sopra che questo comporta.
Le buone sensazioni che avevo avuto durante il colloquio sono poi state confermate, e, con qualche inevitabile ups and downs, la scuola si è rivelata un buon posto dove lavorare, sia in termini di rapporto con la staff che con i bambini.

Ecco qua: mi piace pensare le cose si stiano muovendo in questa direzione, in Inghilterra, in Italia, altrove. So che in realtà il riconoscimento dell'identità di genitore come un valore aggiunto sul mercato del lavoro è un traguardo ancora lontano, ma è importante che si diffonda piano piano una presa di coscenza in merito, sia da parte dei datori di lavoro che degli impiegati.
Non ne sono sicura, ma da quel che sento e leggo mi pare che le cose si stiano muovendo in questo senso. Chiaramente, non aiutano gli interventi alla marystar gelmini, che indicano come soluzione ottimale il ritorno al lavoro dal giorno zero, implicando un giudizio del congedo maternità come tempo perso - che tristezza. Se non altro, la sua intervista ha avuto la conseguenza di suscitare riflessioni in merito molto più equilibrate e – uhm – sensate (“sensible”). Per esempio, questa.

Questo post nasce anche dal fatto che in questo periodo stiamo dicendo addio a una serie di cose : dimissioni dalla scuola, chiusura del contratto con la nursery. Il trasferimento negli States è ormai sempre più reale e vicino, e comincia a prendere forma attraverso queste rinunce, questi piccoli addi: sono giorni un po’ malinconici, carichi di dubbi, nostalgici a priori. Ci sono già passata, cinque anni fa: spaventa, e poi passa. Don’t think twice, it’s all right.