6.12.13
Amico mio, permetti una domanda...
29.7.13
NW
17.12.12
Monday morning
11.1.12
On ice
Il che riassume un po' la situazione generale del momento: mi sorge a volte il dubbio di stare cercando di juggling troppe cose, ma lo ignoro. Non ho ancora capito bene quale sia la routine che mi dovrebbe permettere di assolvere i miei tasks minimi di mamma (con Verdun che vuole assolutamente che le insegni a leggere, chiaramente stufa marcia di aspettare che qualcuno legga per lei; Pierrot, che tra un po' si spannolina da solo perchè vuole mettere le mutande di thomas the engine come l' amico M.; e P'tit Loup genericamente impegnato a superare le innumerevoli milestones del primo anno di vita), moglie (davvero H, non ci ho messo una pietra sopra, I' m trying to fit in that too), portare avanti la ricerca per il dottorato, ritrovare una forma fisica meno spenta, mantenere la casa sopra la soglia della decenza, rispondere al telefono ai miei genitori, occasionally... long long list.
A pensarci bene, mi vengono dei mezzi attacchi di panico. A pensarci meglio, non cambierei una virgola.
12.12.11
Proust questionnaire @ 39th week
What is your current state of mind?
On the verge of nervous exaustion, but only for the last four and half years. Also very happy at times, albeit in a slightly drunken way.
What is your idea of perfect happiness?
Opening the presents on Christmas day in five.
What is your greatest fear?
Baby coming out with a tail. Or with Dr Spock ears. Or never coming out. And other such rational fears.
Which words or phrases do you most overuse?
"Ooops" and "Sorry". Being unable to see under my belly, I keep bumping into my children. On some unfortunate occasions, I've also bumped into someone else's children: not a good way to make new mommy friends, btw.
What are your favourite names?
Caterina and Pietro. And they are taken (I came up with the grand idea of letting them two to choose your name, baby. So that they'd feel involved, of course; also, here's something you won't be able to list when you will be catalogueing my ineptitudes in fifteen years or so - ah!)
What is your greatest regret?
Having booked a tour of the OB department, where I have been informed that "Babies here come out really, really blue, since we are the highest hospital in the country", and "If something goes wrong an helicopter comes up from Albuquerque in only twenty minutes". Nothing to worry about, then!
What is the trait you most deplore in yourself?
Impatience.
What is the trait you most deplore in others?
Procrastination (I know, baby, it's a loud and noisy world out there, but you will have to come out anyway at some point, and all this waiting is not going to make things easier, for any of us. Besides, most of the noise you are hearing is made by Big Sister and Big Brother, who happen to be among the very finest people I've met in my life, and hopefully in yours too. Scary stuff, but really worth a try)
What is your current motto?
"Keep calm and carry on" will do.
31.8.11
Cartoline dall' Eurotour (continued)
Da Londra siamo volati in Sicilia. Una settimana di mare a Cefalù, poi un breve tour con una macchina affittata sul posto: Palermo, Agrigento, Siracusa.
La Sicilia è potenzialmente bellissima. Solo che a me, a forza di girare con i Signori Bambini, è venuta questa sorta di deformazione professionale per cui le prime cose che noto quando visitiamo un posto nuovo sono l' attitudine, le attenzioni e le attrezzature dedicate ai piccoli. Dopo anni di consultazione ossessivo-compulsiva della Lonely Planet, sono passata a scrivere mentalmente la Lonely Planet for kids ogni volta che esco di casa.
La premessa è per spiegare perchè in tante occasioni la Sicilia mi abbia fatto cascare le braccia.
Certo, c'era il mare davvero pulito, e la spiaggia con la sabbia fine e le conchiglie che assicurano ore di intrattenimento per qualunque infante, e specialmente per i nostri che vivono a duemila km dalla spiaggia più vicina: Pierrot era soprattutto interessato a trafficare con camion, palette e secchielli sulla spiaggia, mentre Verdun avrebbe passato ore in acqua.
Solo che finiva tutto lì: il mare, la spiaggia, la vegetazione lussureggiante potevano compensare il caldo e l' umidita, ma non la trascuratezza con cui si presentava tutto il resto. Come l'area pedonale intasata di motorini che correvano come schegge facendo rasette ai passeggini; i marciapiedi rotti e sporchi; i parcogiochi minimi, vandalizzati, esposti al sole; ancora troppa gente che fuma noncurante di avere dei bambini vicino; and so on. Stesse condizioni nelle città che abbiamo visitato, a parte Siracusa, che mi ha lasciato un'impressione migliore.
Mi sono sembrati segni di un'arretratezza culturale a cui non ero preparata, e mi ha amareggiata un po'. Davvero si può fare di meglio, e non ci vorrebbe neanche tanto. Mi piacerebbe tornare in Sicilia tra qualche anno e trovarmi smentita, realizzare che fosse solo una questione di catching up, chissà.
Poi siamo tornati a Torino, e le ultime due settimane di vacanza le abbiamo dedicate alle nostre famiglie e ai nostri amici, il che comporta sempre un tour de force tempistico e organizzativo che ci lascia puntualmente stravolti, ma un po' più sereni, non fosse altro che per tutte quelle facce che dopo tanti anni di assenza ci accolgono ancora con entusiasmo.
Insomma vacanze lunghe e intense, accumulando giorni di ferie ancora da maturare (H mi fa notare che al momento è a -17), tempo dedicato a noi quattro e poi a far conoscere ai SB quella famiglia allargata di cui si ricordavanno pochissimo. Good times.
30.8.11
Cartoline dall'Eurotour
Prima tappa: London.
Se hai vissuto in una città per tre quarti della tua vita, stai via per otto mesi e quando torni non ti ricordi di averci mai messo piede, i casi sono due: o sei molto vecchio, o sei molto giovane. In entrambi i casi, per chi assiste alla scena lo spettacolo è un po' sconfortante. Non mi aspettavo molto da Pierrot, ma un barlume di familiarità da Verdun si. Nein, familiarità. Tuttavia deve essersi resa conto che ci fossero delle aspettative: siamo tornati in questo parcogiochi a Marylebone, dove avrei diritto a una placca blu solo per le infinite code davanti alle altalene praticamente quotidiane. Verdun si è guardata intorno spaesata e mi ha chiesto:
"Tu ci sei gia stata qui?"
Eh, occasionally.
Nevermind.
Io e H abbiamo avuto la sensazione opposta, quella di non esserci mai mossi di lì, non fosse che per qualche altra vetrina che ha dovuto lasciare il posto a un ristorante libanese, lo starbucks di fiducia che aveva cambiato gestione e il bambino nuovo di zecca dei nostri amici italiani. Era ancora tutto lì, tutto quello che ci ha attirato e tutto quello che ci ha fatto venir voglia di fuggire: il cielo sempre grigio e la sensazione costante di freddo nelle ossa, il melting pot, i parchi curatissimi, la metro, l'accento irritante dei veri londoners, la loro schiettezza, il flusso rapido e incessante di persone e possibilità che può elettrizzare o angosciare, a seconda dei giorni.
Non ci sono foto della settimana londinese, proprio perchè non ci sentivamo per niente in vacanza. Appena sbarcati a Heathrow siamo invece immediatamente entrati in hyperactive mode, per adeguarci allo spirito del luogo. H ha incontrato il suo vecchio supervisor e hanno prodotto idee che dovrebbero riempire tre articoli, a suo dire. Io ho avuto la mia intervista di dottorato, che inizierò ufficiamente a ottobre, anche se sono mesi che lavoro al proposal. E' stato un raro momento di gloria, e soprattutto un'opportunità per discutere il mio progetto con persone competenti, interessate e addirittura apparentemente entusiaste. Non che H non abbia fatto del suo meglio per apparire interessato ed entusiasta, ma ho sempre avuto il dubbio che quando gli parlavo del proposal lui facesse codici nella testa.
I Signori Bambini sono stati palleggiati da un genitore all' altro e ovviamente hanno visto più cose in una settimana che nei tre anni in cui hanno vissuto lì.
Nella loro classifica delle London's top tourists' traps: il parco di Peter Pan nei Kensington Gardens; il children's zoo di Battersea, anche se l'animale più esotico è il lemuro; il Natural History Museum, specialmente lo shop; Trotters, dove le parrucchiere ti tagliano i capelli mentre sei distratto a guardare l' enorme acquario, e alla fine puoi avere un lecca lecca e un certificato di buona condotta; gap kids in High Street Ken, così grande e incasinato che a nessuno importa se i bambini si scelgono i vestiti da soli; e la pizza sulla south bank, nel ristorante da cui si può controllare il viavai delle barche sul Tamigi.
Ci manca Londra? No. Non ci tornerei a vivere neanche morta? Non è vero neanche questo. Mixed feelings.
21.8.11
Black and white and grey
Poi però ti capita una domenica pomeriggio di sfogliare il New York Times Magazine e incappare in una pubblicità della Rosetta Stone, corredata da foto in bianco e nero di Piazza Vittorio, all' alba, luce grigia sul pavè e poche macchine in giro. Non una didascalia, un indizio, niente. Non si vede neanche la Gran Madre, coperta da un gioco di luce - ma tu la vedi benissimo.
Allora succede di realizzare con un discreto senso di smarrimento che tu e l'uomo di fronte, a sua volta impegnato a leggere un inserto domenicale mentre controlla che i pargoli non si rovescino addosso la cioccolata calda, siete probabilmente gli unici individui in tutto il New Mexico in grado di riconoscere istantanemente quella piazza. Di ricordarne l'eleganza e la maestosità, le passeggiate sotto i portici e le corse al mattino prestissimo, le sessions da shopaholic con le amiche, le prime uscite a due tentative e dentrolariasporcailtuo sorrisocontrovento. Di immaginare una vita parallela, chiedersi e se invece fossimo rimasti a orbitare da quelle parti . Roba che fa male al cuore, e bene all'anima. L'appartenenza è avere Piazza Vittorio dentro di sè.
6.1.11
Indovinami indovino
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto, o metà e metà?
“Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo del lunedì
avrà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno”.
("L' anno nuovo", Gianni Rodari)
L'anno nuovo inizia con una gran confusione, in testa e intorno: tante idee, troppi progetti. Pensieri futili e fondamentali si aggrovigliano: da cosa appendere ai muri della casa nuova, all'educazione dei SB, alla mia ipotesi di dottorato, e tutto quel che sta in mezzo. E in queste giornate che scorrono sempre troppo veloci non è facile ricavare tempo e energie per fermarsi a valutare cosa si possa veramente fare, cosa valga la pena di fare.
E' ora di stabilire delle priorità nel mare delle possibilità evocate da Rodari, e cercare di metterle in pratica. Tempo fa mi sono appuntata queste parole- tratte dall'elogio di Fruttero a Lucentini - come promemoria e manuale di lavoro quotidiano: Costruire con la realtà e secondo i propri mezzi, senza perdersi dietro ricatti e dubbi. Con umiltà, tenacia e senso etico. Sempre avanti.
6.11.10
Spietata spontaneità
Maria Dolores è un signora messicana, sulla cinquantina, con lo sguardo dolce e un sorriso sempre pronto per i Signori Bambini, anche quando entrano con le scarpe piene di terra sui pavimenti su cui lei ha appena passato l'aspirapolvere. Tutte le mattine viene a pulire le nostre stanze e a rifare i letti - non il genere "tiro su il sacco del piumino-ho rifatto il letto", proprio un letto come si deve, con lenzuola, risvolto, doppi cuscini e tutto.Fino ad oggi le nostre conversazioni si erano limitate a ola-ola e sorrisi amichevoli. Stamattina però le avrei voluto chiedere di tornare un po' più tardi, perchè ieri sera i SB sono stati in piedi fino a ore improponibili per aspettare il papà che tornava dall' Arizona con un camion carico di mobili.
E' così che ho scoperto che Maria Dolores non parla una parola di inglese. Zero assoluto. Non solo, era divertitissima dal fatto che io non parlassi spagnolo.
"No habla espagnol?"
"Nope."
"Nada?"
"Nada de nada."
"Hahahahahahaha!"
Hey. La proverbiale spontaneità messicana può anche ferire.
Ho finito per comunicare in italiano aggiungendo s a casaccio - "dos el ramasos", anyone? Mi sono fatta capire, insomma, ma non è stato un momento brillante. Uno pensa, parlo inglese, è un passepartout universale: è tempo di ripensarci. Seconda good resolution per la vita a Los Alamos: imparare lo spagnolo.
1.11.10
In my cauldron
a recipe for Halloween tricks
Hocus pocus, pumpkin stick
web of spider and apple pip,
breath of dragon, bark of dog,
meow of cat and honk of hog!
E' stata una scelta abbastanza simbolica, questa di festeggiare Halloween alla grande, come gli americani: simbolica di voglia di cambiare, di confrontarsi, di capire la realtà in cui ci ritroviamo. Non è una cosa scontata, quando si vive all' estero: se guardo indietro agli anni passati al Londra, mi rendo conto che nonostante tante soddisfazioni e traguardi importanti, ho sempre vissuto in Inghilterra da ospite osservatrice, quasi come se la vita laggiù fosse una parentesi tra un viaggio in Italia e l' altro. Ho cambiato pochissimo delle mie abituadini, dei miei riti. La mia casa, per come era sistemata e per quel che c' era dentro, avrebbe potuto benissimo essere a Torino, se non per i libri in inglese e qualche pacco di biscotti di tesco. Non ho fatto nessuno sforzo oltre allo stretto indispensabile per capire e adottare aspetti della cultura inglese, in parte per diffidenza, in parte per mancanza di energia, in parte per pigrizia. Negli anni passati a Londra ho lavorato molto su obiettivi personali e sul costruire le basi della nostra famiglia, mia e di H, ma questo mi ha lascito poco spazio per interagire con il resto del mondo.
E' tempo di cambiare orizzonti: una delle mie good resolutions per la nostra vita negli states, mia e della mia famiglia, è di aprirci alla cultura locale, di interrogare e capire tradizioni e abitudini diverse dalle nostre; tutto ciò mantenendo coscienza del valore delle nostre radici, dll' esperienza e degli incontri che ci hanno portato fin qui. Cercare di integrarsi senza disintegrarsi, insomma.
Questo è, in un certo senso, più facile e ovvio in quando sui emigra in un paese come gli Stati Uniti, nati come un calderone in cui si sono mischiate, con momenti più o meno facili, tradizioni e culture molto diverse; piu facile, ritengo, che in un paese europeo, dove le tradizione locali sembrano esere piu forti, e l'atteggiamento dei locals più diffidente.
Domenica siamo stati a una piccola festa con altre famiglie con bambini dell'età dei nostri, e appena è venuto buio li abbiamo accompagnati a riempire i secchielli di treats per le strade del quartiere: Pierrot è rimasto in braccio a me, con gli occhi sbarrati per l' oscurità e per l' eccitazione palpabile intorno a lui. Verdun invece ha corso e saltellato come una vera strghetta, dando la mano a un pirata conosciuto un'ora prima come se fosse il miglior amico di sempre. A ogni porta aperta enunciava spavalda "Trick or treat?", e credo che non abbia smesso di ridere per un 'ora o più. Una serata speciale per lei, e anche per noi, di riflesso.
Abraa Cadabraaa! Puff! Sono sparita!...
Hey, mamma, sono sparita?
Del resto, essendo arrivata qui in pieno delirio pre-Halloween, probabilmete pensa che in America la gente abbia zucche in giardino tutto l' anno e ogni tanto esca vestita da mummia o frankestein; ho deciso di lasciarglielo credere ancora per un po'.
19.10.10
Pierrot vs Jet lag
16.10.10
Seventeen boxes
Aaand breathe. Cerco di assumere un distacco à la Saint-Exupèry, l' essenziale non sta in quelle casse blablabla, ma ci credo solo a metà. Io non sono un accumulatrice. Al contrario, sono figlia di due accumulatori, perciò ho sviluppato la tendenza opposta: più di una volta mi sono ritrovata a mentire riguardo a roba che avevo buttato ritenendola superflua - e poi tanto superflua non era (sorry, H :) . Questo per dire che tutto quello che è stato imballato è davvero prezioso per noi quattro. C'è anche Dog nella numero cinque! Infatti anche Verdun appare un po' tesa. Fa un sacco di domande del tipo: "C'è Starbucks in america?" "C'è la library in america?" "Ci sono i soldini di cioccolata in america?"
3.10.10
Habemus visas !
Intanto oggi, dato che da qualche parte bisognava pur cominciare, ho portato Verdun a tagliare i capelli. Lei non appariva particolarmente convinta. La pettinatrice invece, palesemente over-enthusiast, le ha fatto un sacco di complimenti per come aveva "behaved like a big girl". Mah. Non mi risulta che i clienti di Tony&Guy vengano normalmente ricattati a colpi di soldini di cioccolata e lecca lecca per tenere la testa ferma. Comunque, il risultato è positivo: ho lasciato via libera alla pettinatrice ed è venuto fuori un taglio un po' anni '60, sembra la figlia di Don Draper. Naturally trendy Verdun.
25.9.10
Incontri
Come si può dedurre da un certo numero di indizi apparsi qua e là su questo blog, mi è capitato più di una volta di pensare che sarebbe stato piuttosto pratico poter fare uno squillo ogni tanto a Daniel Pennac. La mia ammirazione è costruita in larga parte sull'apprezzamento puramente letterario del suo stile, del suo uso della lingua e dei temi che affronta, sia attraverso i romanzi che i saggi. Ho anche la fortuna di poter leggere Pennac in francese, il che, per quanto la traduzione italiana sia eccellente e renda molto bene la fluidità e dinamicità del testo originale, rimane indiscutibilmente vantaggioso.
Poi succede che un paio di settimane fa un' amica del master mi avverte che Pennac sarà a Londra per presentare la traduzione francese di "Diario di scuola". Ignorerò l' opportunità offerta su un silver tray per ironizzare sul fatto che ci sono voluti tre anni per tradurre il testo in inglese: Pennac qui non gode dello stesso successo che ha in Francia o in Italia, probabilmente proprio a causa del fatto che nella traduzione inglese, per quanto buona, si perdono il ritmo e lo stile che lo rendono tanto peculiare e interessante. Forse per questo la traduttrice inglese ha accantonato Malaussène per concentrarsi sui saggi sull' educazione, "Come un romanzo" e, appunto, "Diario di scuola".
Insomma, avrei preferito ascoltare Pennac da un palco all' aperto in una piazzetta parigina che in una saletta semibuia di Farrington, north east London, ma è stato comunque emozionante, sopra le mie aspettative.
La presentazione di ieri sera riuniva Pennac, la sua traduttrice inglese Sarah Ardizzone, e Quentin Blake, uno dei miei disegnatori di libri per bambini preferiti, che ha illustrato l' edizione inglese di "Come un romanzo" e ha scritto la prefazione di quest' ultimo lavoro. Attraverso gli spunti offerti dalle domande di Blake, Pennac ha raccontato, commosso, divertito e filosofeggiato attraverso un curioso mix di brillantezza dialettica, gestualità vivacissima, pacatezza e garbo, risultanti in un carisma che il suo lavoro da scrittore riflette solo in parte. Ha raccontato della propria esperienza di studente e di insegnante, soffermandosi in particolare sulla figura dell' ultimo della classe, delle paure e del senso di ineguatezza che caratterizzano la sua esperienza di scuola e di educazione. Di come lui avesse avuto la fortuna di incontrare alcuni insegnanti che lo incoraggiarono, attraverso strade e direzioni diverse da quelle canoniche,a sviluppare autostima e talenti personali. Di come poi egli abbia sperimentato sulla propria pelle, da professore, il bisogno di creare opportunità alternative e rispettare i ritmi individuali dei propri alunni, di dirigere la classe come un' orchestra anzichè come un reggimento. Dell' importanza che egli attribusce agli insegnanti e piu in generale agli educatori, nel promuvere una concezione della ricerca del benessere legata non alla capacita di cambiare macchiana o cellulare ogni due anni, ma alla possibilità di istruirsi, di avere accesso ed esplorare stimoli intellettuali diversi.
Tante idee, insomma, molto food for thought. Ma forse più di tutto mi ha colpita il contrasto, in questo scrittore ormai anziano, tra l' andatura rallentata e appesantita e la faccia scavata dalle rughe, e la caparbietà dello sguardo luminoso e profondo e del sorriso scanzonato e un po' sarcastico, apparentemnrte incapaci di soccombere allo scorrere degli anni, alla fatica, alla monotonia. Un bambino coi capelli grigi.
Avevo portato con me tre libri di Pennac per chiedergli di autografarli; ma lui era in vena creativa, e così adesso sono in possesso di una copia di "Signori Bambini" altamente personalizzata (per chi non avesse presente il disegno originale, i cinque omini con il cartello in alto sono stati aggiunti ieri sera). Wow! Questo compensa per quando mi hanno portata a Disneyland ma c' era lo sciopero delle maschere cosi non avevo potuto avere l' autografo di Donald Duck.
Et vive Pennac!
20.9.10
Wake me up when September ends
E' l'attesa on this side of the pond, "da questo lato del laghetto", come dicono gli inglesi, che sta diventando moralmente estenuante. I tempi del trasferimento non sono ancora ben definiti, principalmente a causa di cavilli burocratici (yes, yes, flagellano anche gli usa!). Esiste un' espressione inglese in merito, onomatopeicamente molto efficace: essere STUCK. Siamo bloccati.
Siamo bloccati in attesa che dagli States arrivino i documenti necessari a richiedere un' intervista al consolato americano. Attraverso l' intervista dovremmo ottenere i visti. A quel punto potremmo prenotare il volo.
Ma finchè non arrivano questi benedetti documenti, siamo stuck. H intanto continua a lavorare, anche se con la testa è spesso altrove. Io sono a casa e mi posso dedicare come si deve ai pargoletti, il che non sarebbe male, ma anche io ho spesso la testa occupata dal pensiero di queste incombenze. E' il genere di pausa che non riesco a godermi, per niente. Per questo a volte vorrei essere un minatore cileno e riemergere tra tre mesi, a trasloco compiuto, casa newmexicana pronta e perfetta, libri già sistemati sulle mensole e tendine alle finestre. Altre volte, il pensiero del trasferimento, delle sue incognite e delle molteplici possibilita che potrebbe aprire per la nostra vita è eccitante. Sto diventando un po' bipolar, insomma.
Verdun, come è logico, assorbe tutto come una spugnetta.
Tutte le mattine prepara il suo zainetto e saluta ufficialmente:
"Dove vai oggi?"
"America."
Si siede sullo scalino della porta, in compagnia del fedele Dog, Ba e Boy, e un giornalino di Peppa Pig, o Vanity Fair, dipende cosa trova in giro.
Dopo un po' interrompe la lettura e rivolge a Dog uno sguardo omnicomprensivo:
"Cos'hai detto Dog? Siamo già America? Noooo! Ahahaha, Dog! No America quetta, quetta Londra! Ancora sei minuti."
Probabilmente un giorno, in retrospettiva, questi giorni sembreranno davvero un tempo d' attesa brevissimo. Sei minuti.
31.8.10
As at the finish line of a marathon
22.8.10
British Library (continued)
"But I don't want to go among mad people!", Alice remarked.
"Oh, you can't help that", said the Cat: "we're all mad here. I'm mad. You're mad."
"How do you know I'm mad?" said Alice.
"You must be", said the Cat "or you wouldn't have come here."

Eccomi qua.
nelle reading rooms non si puo mangiare nè bere. no, neanche caffè. no, neanche acqua. c'è una fontanella minima fuori in cui tutti si abbeverano come cammelli (non un bello spettacolo, btw)
non si puo masticare cicles. è vero, puo essere fastidioso per il vicino. ma io ho una dipendenza da orbit abbastanza severa. se non rumino per qualche giorno mi viene voglia di fumare, che considerando che non ho mai fumato in vita mia è abbastanza inquietante
non si possono usare penne, evidenziatori, matite colorate, niente. solo matite. that's booooring!
Ora, considerate questa povera tapina, che non riesce a tenere gli occhi aperti perchè il pargolo si è beccato varicella, raffreddore e tosse contemporaneamente; che condivide il letto da una piazza e mezza con altre tre persone perche a casa nostra quando uno è malato ci sentiamo tutti un po' più bisognosi d'affetto; che deve finire di scrivere la tesi ma non riesce a partorire le ultime 2000 parole.
Chiudetela in una stanzone senza finestre con i suoi libri e il pc per otto ore. Si puo pretendere che il soggetto sopravviva senza caffè e cicles, due elementi fondamentali della sua dieta? Si puo chiederle di passare ore sui libri senza scarabocchiarli un po'? Censori della BL, ce l'avete un cuore?
Comunque non stavo neanche usando un evidenziatore: era solo una matitina giallino pallido. Stavo sottolinendo un mio libro. Mi ero guardata intorno prima di tirarla fuori: non ero l' unica, l' avevo visto fare qualche giorno fa da un' altra disperata.
"What is THAT?"
"Uhm...a pencil?"
"This is a coloured pencil. Coloured pencils are not allowed."
Si sono girati tutti: non mi sentivo così da quando ero stata beccata con i bigliettini di scienze sotto il quinterno, circa vent'anni fa. Tralaltro, mentre consegnavo il corpo del reato pensando come ha fatto a vedermi, ho scoperto che i controllori della BL sono anche telepatici, à la Sookie Stackhouse.
"You've been caught by the camera, you know. Anyway, you can have your pencil back when you go home. Ask at the counter."
By the CAMERA?
"Oh, is that yours? You naughty girl!"
...
15.8.10
British Library

Ora, succede che io stia passando un sacco di tempo alla BL nelle ultime settimane, con la speranza di finire la tesi entro i tempi previsti. Intanto, però, sono in carenza da contatto con i Signori Bambini, esposizione alla luce naturale, e di argomenti più interessanti. Poi, di un posto dove si è passato tanto tempo (c'era anche stato un ciak 1, quando avevo campeggiato qua per scrivere la tesi del BA) si finisce per voler avere un ricordo, fosse anche uno straccio di post. Perciò, BL.
La BL è una delle biblioteche più grandi del mondo, il che essendo a Londra suona quasi ovvio. E' una biblioteca solo di consultazione; compensa il fatto che si può consultare praticamente qualunque cosa scritta in Inglese dalla Magna Carta in poi. Con "qualunque cosa "intendo proprio tutto - libri, riviste accademiche, tabloid, mappe, registri - tutto Shakespeare e tutto Vanity Fair, insomma.
La BL from the inside è il genere di posto che ti fa venir voglia di studiare ad agosto: grandi spazi, estremo silenzio, tutto pulitissimo, organizzatissimo e efficentissimo. E' stata inaugurata dodici anni fa ma sembra tutto nuovo.
Comunque, al di là del valore artistico e archeologico del luogo, un possibile scopo della visita potrebbe essere di tipo antropologico. La tribù dei readers della BL ha le sue proprie leggi, scritte e non scritte.
Perciò, il mio computer fa ridere i chickens. Perciò, nella piramide sociale della BL sono sotto il gradino degli schiavi. Una nullità. Anche nel regno dei nerd, non e una bella sensazione.

26.7.10
Wear your mask first
Andare via di casa, anche solo per un weekend lungo, è qual che mi ha permesso di mantenere un livello soglia di lucidità mentale negli ultimi tre anni. Risparmiamo su tutto, ma un viaggio ogni tanto deve rientrare. Quindi, lo consiglio caldamente a ogni genitore - e non, ovvio.
Riguardo al viaggiare con pupi, ho formulato quattro postulati basati sulla mia esperienza di vacanze con i SB:
1.programmare tutto nei minimissimi dettagli:
partenza, arrivo, orari, mezzi, pasti, cosa portare e cosa comprare sul posto, and so on
spontaneità e improvvisazione vanno comunque messe in valigia per affrontare al meglio il punto 2, e cioè
2.essere sempre pronti a buttare all' aria i piani e dedicarsi a tutt' altro
3. arrivare dappertutto in anticipo. largo, larghissimo anticipo;
4. ridimensionare le aspettative. ridimensionarle brutalmente, intendo.
Mettiamola così:
se la propria idea di vacanza involve una o più delle seguenti attività:
relax
cultura
bighellonamento nel duty free
film sull'aereo
romanticismo
people-watching,
allora, grosse delusioni in arrivo.
Il concetto di vacanza va riformulato come segue: sopravvivenza in un posto diverso da casa per un certo numero di giorni. Se in questi giorni si riesce non perdere più di tre oggetti essenziali e ad avere almeno un momento Wow, guarda dove siamo!, la missione è da considerarsi riuscita, big cheers all around.
Detto ciò, rimango dell'idea che cambiare aria faccia bene, a tutti e quattro. Soprattutto a me e H, probabilmente, ma del resto, come insegnano le hostess, prima di mettere la mascherina ai bambini devi essere in grado di respirare tu povero adulto responsabile.
Un altro punto dolentissimo nella nostra famiglia sono le foto: dietro ad ogni immagine mulino bianco style pubblicata qui, ci sono venti scatti in cui Verdun si gira di proposito dalla parte opposta alla macchina o corre incontro al fotografo di turno cercando di strappargliela di mano; ore o ore di contrattazione che finiscono quasi sempre con compromessi di cui non vantarsi del genere: ok, se ti fai fare una foto decente puoi avere un leccalecca/ un biscotto/ un soldino di cioccolato/ ok, tieniti la macchina foto e facci cosa vuoi.
Così la scheda della macchina è sempre piena di foto di scarpe e marciapiedi
Lunga vita alla digitale

