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17.9.13

Into the wild

Il prequel non era stato dei piu' incoraggianti:

"Allora, siete contenti di andare a fare camping Sabato?"

P. "Yes! Are we going to sleep in  Santa Fe?"

V. "No, Pietrooo. We are going to sleep in a tent. That's the point of camping."

P. "No! Arghhh! I want to sleep in a nice hotel with a swimming pool! I don't like this family, I don't like, I don't like! Roar!"

...


Poi per fortuna si e' arreso all'evidenza, o forse non gli andava di rimanere a casa da solo. Speriamo di avergli fatto cambiare idea. Sembravano allegri, i Signori Bambini, mentre raccogliavano la legna e mangiavano pannocchie abbrustolite. Addirittura incantati davanti al fuoco che abbiamo lasciato spegnere piano piano, per vedere meglio la Via Lattea. Non sembravano neanche troppo disturbati quando siamo finiti a dormire tutti ammucchiati su un lato  perche' avevamo piantato la tenda in discesa . 
E sono quasi sicura che dormissero quando i coyotes hanno interrotto l'idillio dando la caccia a qualche bestia che poi non deve aver fatto una bella fine, considerati gli ululati di vittoria (gia' vedevo i titoli sul Los Alamos Monitor: "Sbranata famiglia di campeggiatori approssimativi. Il figlio medio voleva dormire in un motel"). 

Invece alla fine siamo sopravvissuti e Pierrot ha persino confessato che gli era piaciuto. Voleva tornare il weekend dopo. Credo che apetteremo un po' piu' a lungo - fino all'estinzione dei coyotes, tipo.






2.8.13

Look at me! Mamma, are you watching me?

 
 
 
 
There's something about watching your child learning to ride her bike that brings back very precise memories, very lucid feelings about those first independent rides: precariously balanced, almighty powerful.

30.6.13

But now I am Six



When I was One,
I had just begun.

When I was Two,
I was nearly new.

When I was Three
I was hardly me.

When I was Four,
I was not much more.

When I was Five,
I was just alive.

But now I am Six,
I'm as clever as clever,
So I think I'll be six now for ever and ever.

Now We are Six, A.A. Milne

28.5.13

Such a pretty me

 


 
 
 
Nel buio del teatro ho intravisto un sacco di occhi lucidi e labbra tremolanti. E per una volta non erano toddlers sull'orlo di una crisi di nervi. Erano altri mamme e papa' che assistevano al saggio di danza delle loro ballerine in erba. A chi fosse passato di li' per caso sarebbero potute sembrare un gruppo di ranocchiette disorientate, ma a noi, che nenche tanto tempo fa ci siamo esaltati a vederle rotolare su un fianco o stare sedute da sole, sembrava quasi uno spettacolo vero.

 

20.3.13

Advanced Italian, lesson one

"If we move, we should move to a different country."
"Like, where?"
"Like, somewhere were they speak another language, so I can learn a new language!"
"How fascinating. Have you got something in mind?"
"How about Japan!"
"How about it?"
"Well, I already know a bit of japanese..."
"Do you?"
"Yes, my friend Takeshi taught me some!"
"So, what can you say?"
"I can say konichiwa. That means hello"
"Great! What else?"
"That's it."
"Well, I guess it's a start."
"And, I taugh some Italian to Takeshi!"
"What did you taught him? Ciao?"
"No, he knew that already. And he knows pizza."
"I see. So what was left?"
"I taught him: Piove piove acqua di limone, si accende la candela, si dice buonasera."
You never know what might come useful

26.2.13

Il grande freddo

"Penguins and polar bears hibernate."
"No, they don't . They love cold."
"Yes, they do. They hibernate in summer!"
"Do they?"
"Yes, they don't like the heat."

"Can we go to the seaside?"
"We have to take a plane."
"Why?"
"Because there's no seaside in New Mexico."
"Oh.
Do our nonni live near the seaside?"
"Well, they are closer to the mountains, don't you remember? They are close to the A..."
"To the Artic?"

"Mamma, did you know that many, many years ago, like when you were little, there was GRASS at the South Pole?"

(btw, my parents live near the Alps, not the North Pole)

17.2.13

Snowshoeing

 
 




Lo sport estremo di questo inverno e' stato il trekking con le racchette da neve sulla Caldera, che e' il gigantesco vulcano spento su cui Los Alamos e', per prendere in prestito un termine da La' sui monti con Annette, abbarbicata. E' difficile rendersi conto di essere sopra un vulcano perche' e' troppo grosso, tranne quando a forza di salire verso la cima all montagna ci si ritrova davanti a una piana immensa, che e' quel che resta del vecchio cratere. Quite impressive.
D'inverno c'e' un discreto viavai di sciatori di fondo e hikers in racchette da neve, e quest anno ci siamo lanciati anche noi. Verdun ormai veloce quanto me, Pierrot un po' meno entusiasta ma bribed a dovere. P'tit Loup ha osservato la scena troneggiante sul suo zaino, sempre allegro, finche' ci siamo fermati per un picnic sulla neve e ha voluto testare a mani nude se fosse vero quel che gli raccontavamo sulla neve. Salta fuori che effettivamente e' gelida e umida - per fortuna il sole e' sempre forte, anche a febbraio.
 
Sono molto in forma, i Signori Bambini. 
Verdun sta veleggiando attraverso il suo primo anno di scuola elementare con una scioltezza imprevista. Si sveglia tutte le mattine allegra, torna a casa sorridente e con tante cose da raccontare; ha un sacco di amichette, le maestre le vogliono bene. Ha iniziato anche a frequentare un corso di danza classica, "Beginning ballet". L'insegnante tedesca e' molto delicata e imposta tutto come un gioco. Io e i fratelli assistiamo alle sue lezioni con la scusa che fa troppo freddo per giocare fuori, ma in realta' vedere questo gruppetto di cinquenni saltellare, provare le posizioni e fare gli esercizi alla sbarra e' un piccolo spettacolo. Sono tenere e esilaranti allo stesso tempo,  con le schiene ancora inarcate, il pancino in fuori e le gambette minuscole, mentre cercano di copiare l' insegnante molto goffamente ma con una concentrazione sorprendente.
Pierrot non riesce a rassegnarsi a non avere ancora cinque anni come la sorella. Vorrebbe andare a scuola con lei, imparare a leggere, correre veloce come lei, e centrare la palla quando calcia, ogni tanto. Sta imparando a riconoscere e a fare i conti con feelings negativi, rabbia e gelosia soprattutto, e non e' facile - riconosco lo stesso struggle di Verdun due anni fa. Al contrario di lei ne parla, ne parliamo molto. Vuole capire tutto quello che succede e perche', e' sempre curioso. Sta creando dei rapporti di amicizia con altri bambini, e imparando che fare compromessi non e' facile. Difficilissimo rimane sgridarlo, per colpa del sorriso sempre pronto. Tranne, ovviamente, quando si accorge di essere fotografato: tento da mesi di beccarli tutti e tre insieme con espressioni decenti ma tutte le foto sono rovinate dall'Infotografabile. Gli vogliamo bene lo stesso.
Il piccolo cresce veloce: adesso praticamente corre, e si arrampica ovunque. Conosce i suoni degli animali della fattoria , chiama ogni membro della famiglia con un verso differente e conta fino a two (ma senza dire one). Mangerebbe di tutto, ma anche solo banane. Ha una marcata dipendenza dal succo di mela e da Pooh, lo straccetto a forma di orso regalato a Verdun da bebe' ma snobbato sia da lei che da Pierrot: P'tit Loup invece l'ha adottato come copertina di Linus, gli parla e lo culla come vede fare Vedun con le sue bambole. Fa troppa tenerezza per preoccuparsene. Inizieremo a preoccuparci quando lo perdera' (just in case,  ho trovato su Internet un sito apposta che fa fast delivery di straccetti di ogni sorta per genitori in balia di crisi d'astinenza del pargolo).
Io e H cerchiamo con scarso successo di indirizzare tutta questa energia, o almeno di non soccombere. Da qualche mese ho anche ripreso a lavorare part-time, insegno italiano nel campus locale dell universita' del New Mexico. Ho un bel gruppo di studenti, ultra motivati e affascinati dalla cultura italiana come solo un americano puo' essere. Cerco di insegnargli la grammatica e smontare qualche luogo comune, ma non troppi. Tutto sommato, la loro visione dell"Italia da cartolina non e' male.

24.12.12

C'e' posta per Te



Caro Gezoo Bamino

per natale vorey

dolll has
bat too too
triky puz

{Trascrizione fedele dell'originale letterina di Verdun. Per i non esperti in tentative spelling, la lista include una casetta delle bambole, un tutu da ballerina e un puzzle difficile}


Caro Gesu' Bambino

per Natale vorrei

trains
trucks
airplane
police helicopter
fire engine
books about trains, trucks, airplanes, police helicopters and fire engines

anche uno fire engine per mio baby brother

{Lettera di Pierrot, dettata e quotidianamente aggiornata nel corso delle ultime due settimane. Come ha riassunto brillantemente l'amica J., "Being three is all about Law and Order and the Industrial Revolution". L'apparente slancio di generosita' nei confronti del fratellino non e' stato esattamente spontaneo}

 
Caro GB
 
abbiamo bisogno di una vacanza. Signori Bambini all included, si capisce. Ridefiniamola "un cambiamento di scenario". Noi abbiamo gia' prenotato l'aereo per San Diego, un hotel downtown e i biglietti per lo Zoo e il Seaworld. Al resto pensaci tu. Grazie, Elle e H

 
Merry Christmas, folks!


17.12.12

Monday morning

Tiro su le tendine, lascio che la luce del sole riflesso sulla neve inondi la tua stanza e il tuo faccino addormentato per finta, che aspetta un bacio per accendersi. Gli occhi che si spalancano e tu che chiedi: "Oggi e' Monday? I knew it!"
Si, perche' a cinque anni ti puoi anche alzare entusiasta di lunedi' mattina sulla premessa che la scuola ha organizzato un pranzo speciale, un potluck lunch, con tutte le tre prime classi e i genitori. E tu per  l'occasione ti sei fatta comprare i California Cuties, i mandarini, e i Chips Ahoy bianchi verdi e rossi, praticamente chocolate cookies in versione natalizia.

Mangi veloce il tuo porridge con le uvette e ti vesti in fretta per poter giocare con le tue bambole cinque minuti prima di uscire.
Camminiamo insieme nel sentierino tra le case, l'aria gelida e purissima che ci sveglia i polmoni, un passo io, due tu, fino alla fermata dello schoolbus davanti alla piscina. Ci sono ancora due minuti per chiaccherare, per ricordare le cose belle della domenica appena trascorsa. Arriva il 129, ti infilo lo zainetto in spalla, mi dai tre bacini e ti prepari a scalare quegli scalini che fino a pochi mesi fa ti facevano paura. Adesso invece si vede che sei contenta, che non vedi l'ora di essere a scuola e di rivedere i tuoi amici dopo il weekend.
 
"Are you sad?", mi chiedi prima di lasciarmi la mano.
"No. I' m happy. You make me very very happy. I love you best of all. Go, now "
Non c'e' stato un giorno negli ultimi cinque anni e mezzo in cui abbia aperto gli occhi e non mi sia sentita felice, fortunata, blessed. Ma e' vero che in questi giorni la felicita' fa paura. La tragedia della scuola elementare di Newtown si e' abbattuta su tutto questo Paese grande e diverso ma effettivamente unito, e l'ha scosso profondamente. Lo leggo nelle facce di tanti altri genitori, nel bisogno di stringersi i bambini  piu' vicini, nel distacco quatidiano che sembra un po' piu' difficile del solito. Quelle famiglie straziate del Connecticut  erano uguali alla mia, avevano ritmi e facce incredibilmente simili, e per questo la loro tragedia sembra tanto vicina e insopportabile. Giorni cupi.

15.8.12

And off she goes

"So, how did it go?"
"It was a fraught . The chin wobbled when it was time to say goodbye. There were a few tears in the eyes. But that was me, of course. She was absolutely fine."



Good luck, good luck, my little Verdun! There's a wonderland waiting for you just off the school bus: try to enjoy it as much as you can!

13.8.12

Ready or not...


Ready

Stars sleep as I wake
To this brand new school day
Ready
To
Smile

R.K. Dotlich
in L. Bennett Hopkins (Ed) Hamsters, shells and spelling bees: school poems



Getting ready for the first day of elementary school. I am finding hard to pretend that this is not a big deal: in fact, it feels as a huge deal – for Verdun more than everybody, of course, but it does involve the rest of the family as well.
She is an really "can't wait" stage. We have visited the school, met the teacher. We have been given an advent like calendar with windows to open every day over the last two weeks before school, and a pile of leaflet for me to read on how to cope with the remarkable variety of issues that may arise on the way. We even made a little book with the story of a little girl leaving her mum to face the first day of kindergarten.

 
Verdun is as ready as can be. She's in a real"can't wait" stage, yet sometimes anxiety creeps through –especially at nighttime, just before falling asleep, when she wanders, very quietly, "But what if I miss you and I am sad...?"
So we have been looking for books dealing with starting kindergarten, suggested by friends and librarians, as well as randomly picked up from library shelves. In our family, books really seems to work with helping to deal with big changes and overwhelming emotions. Here are a few picks from our very long list – some of the ones Verdun likes best.
 
Narrative:
Brand new pencils, brand new books (Gilbert finds out that it is ok not to be perfect and how everyone in his K class has his own fears and very special talents)
Berenstain J. The Berenstain bear go to school (Sister bear is off to her first day at Bear county school, but she’s not quite sure how she feels about it – Brother bear has to encourage her on the bus, but soon the roles are inverted)
Child L. I am too absolutely small for school (Of course Lola does not have time to go to school – she is too extremely busy doing important things at home. Luckily ephimeral Soren Lorensen is going to be there right next to her)
Davis K. Kindergarten rocks (So says big sister Jessie, who went to kindergarten long, long, long ago – but still remembers it, even though she’s starting third grade. Little brother Rufus finds out she’s right after all)
Middleton C. Enrico starts school (Things in kindergarten do not go exactly as Enrico had planned – they go even better, in the end)
Pattison D., ill by S. Salerno 19 girls and me (The only boy in his kindergarten class, John Hercules turns recesses into wild explorations with his classmates)
Portis A. Kindergarten diary (A day by day diary of Annalina’s first month of school – playing on monkeybars, feeding the pet tortoise, making new friends and dealing with those huge first graders)
Roth C., ill by P. Paparone The little bus (A colourful set of animal classmates drive the bus to school) Scarry R. Great big schoolhouse (Even big school looks more friendly if Huckle cat and Lowly worm are involved)
Slate J., ill by A. Wolff Miss Bindergarten gets ready for kindergarten (getting ready from the first day of school, from the point of view of the kindergarten teacher)
Stuve-bodeen S., ill by C. Hale Elizabelti’s school (In her small village in Tanzania, Elizabeti goes through a mix of excitement and fears that rings very familiar to readers on the other side of the world)
Wells R. My kindergarten (A longer picture book, organised as a presentation of all kindergarten main moments and events in the school year, from the night before the first day of school to kindergarten graduation)
 
Poetry:
These two collections of poems deal with many different aspects of school life, such as eating in a cafeteria, taking a school bus, the very much dreaded showing and telling and so on – beautifully illustrated too.
Prelutsky J., ill by D. Cushman What a day it was at school!
Bennett Hopkins L. (Ed), ill by S. Yoshikawa Hamsters Shells and spelling bees: school poems

 
 
With lots of heartfelt wishes  to all future kindergarteners.

8.7.12

Spectacular spectacles


"Mum! Look at me! I'm so elegant!"

(I can actually remember feeling exactly the same way, at the same age - only, my sunglasses were shaped as butterflies. You just don't get to feel more fashionable than that)

30.6.12

Five

 
 

Cinque anni fa iniziava la battaglia. Abbiamo imparato tutto sul campo, tu e io. Eppure, nonostante il carattere bellicoso e  la testardaggine che hai confermato con tenacia, in questo ultimo anno mi hai sorpresa con un'impennata di autonomia e responsabilità sorprendenti, soprattutto dopo la nascita del nuovo fratellino. Con l'occasionale crisi isterica di mezzo, ovviamente - non sei mica un playmobil.
All'alba del tuo primo giorno da cinquenne ti ho trovata ai piedi del lettino di P'tit Loup: chiaccheravate, lui con variazioni polifoniche del monosillabo "da", tu con quel vocabolario ormai notevole, sebbene ancora caratterizzato da uso creativo della grammatica e coniugazione random dei participii passati. Sembravate comunque capirvi al volo. Nessuno lo fa ridere come te.
Poi c'è stata l'apertura dei regali: lo zainetto e il lunchbox per la scuola che inizia tra sei settimane; i libri di Julia Donaldson e Quentin Blake, forse gli ultimi picture books che riceverai; il cerchietto; ma soprattutto, il borsellino con i tre lucidalabbra profumati di Hello Kitty, 4.99 dollari da Beals, che ti ha fatto venire gli occhi lucidi dall'emozione.
Ti scombussoli ancora per cose apparentemente piccole: ridi e ti disperi per imprevisti minimi, ma stai imparando a farlo piano, a cercare altre valvole di sfogo che non siano le urla, a spiegare cosa non va.
Hai guidato l'hike alle cascate di Nambè, su e giù per i sentieri roventi, poi con i piedi a mollo nell'acqua gelida del fiume. Cammini come una pro: forte, sicura ma non troppo, incitando anche Pierrot che nonostante le gambette corte fa del suo meglio per stare al tuo passo. Quando sei di buon umore, sembri instancabile. Ti sei fermata volentieri per il picnic con fragole e cupcakes, come nel libro di Fancy Nancy, l'eroina del momento. L'icing fin sopra le palpebre.
Pomeriggio al cinema, tu per la prima volta e io per la prima volta da quando sei nata. A vedere "Brave", che si è rivelato un film molto al di fuori della tua portata linguistica ed emotiva. Per farla breve, "too many bears". Ma è stato una bella scusa per un pomeriggio girls only, per stare in braccio per quasi due ore, e chiaccherare per la strada di te e dell'avventura della scuola che si avvicina rapida.
Guardavo il film, osservavo te che facevi del tuo meglio per capire la storia, e mi è venuto in mente che  potrebbe essere interpretata come plausibile preview della nostra situazione tra un paio di lustri. Altre battaglie, stessa Verdun, tantrums, sfide a chi ha la testa più dura, domande esistenziali e coccole; senso di inadeguatezza ricorrente, bilanciato da istanti di felicità pura. Bring on the cupcakes!

20.4.12

London calling


Nella mia personale graduatoria delle situazione ansiogene, "viaggiare con tre under-five" arriva comunque dopo "fare le valigie con tre under five per casa". Specialmente perchè ormai due su tre pretendono di partecipare all'operazione in prima linea.

Ognuno si prepara a modo suo.
Verdun, maniaca dell'ordine e del planning, prepara lo zainetto di Dora the Explorer da più di un mese. Sul divano fa esercitazioni di allacciamento e slacciamento delle cinture, indicando alle bambole il relativo segnale luminoso immaginario.
Ha passato l'ultima settimana a riordinare la cucinetta ikea, che usa come ufficio, catalogando disegni, album, libretti e crafts di dubbia natura. Oggi in una delle sue scatoline sono comparsi oggetti non bene identificabili.

"Da dove salta fuori 'sta roba?"
"Sono hair di Bambola e Boy."
"Hai tagliato i capelli a Bambola e Boy? Perchè?"
"Gli andavano negli occhi. Non posso portarli a Londra a tagliarli, non ci sta piu nessuno nel mio zaino."
(Poteva andare peggio: anche P'tit Loup ha il ciuffo negli occhi.)

Essendoci un limite al numero di volte in cui puoi controllare lo zainetto, ha spostato la sua attenzione su quello del fratello.
"Hey, tu hai già preparato tuo zainetto?"
"No. Io parto tomorrow, allora io preparo mio zaino tomorrow."
(That's my boy)
"Ma hai deciso cosa vuoi portare? "
"Yes."
"Cosa?"
"Tutto."

"Mio caro P'tit Loup, non rimane nessuno spazio per i tuoi giochini. E' un problema?"
"Guh."
Segue sorriso bavoso, interpretabile come "No, a patto che possa koalizzarmi per dodici ore ed essere intrattenuto a colpi di ninne nanne, passeggiate nel corridoio, e allattamento a richiesta cioè continuo."

Atterreremo a Londra tra 36 ore. Poi mi aspettano dieci settimane in cui la mia supervisor pretende che io scriva il primo capitolo dell tesi di dottorato, un mini ciclo di lezioni a un gruppo di undergraduates che la professoressa ha definito "very opinionated", una conferenza, la solita puntata mordi e fuggi a Torino, e un viaggio di ritorno sans H. Speriamo che non piova proprio tutti i giorni.


2.3.12

Superpoteri

Manifestazione contro il riscaldamento globale




Non ho mai amato il freddo. Non mi piacciono l'inverno, la neve, il ghiaccio, l' umidità, i maglioni e le cuffie. I cinque anni a Londra hanno esasperato la mia natura metereopatica, e fosse per me me ne andrei volentieri in letargo fino a Pasqua.
Poi però sono arrivati i Signori Bambini, e con loro l' imperativo morale di uscire di casa con qualunque condizione atmosferica, al fine di salvaguardare il delicato equilibrio psichico della famiglia. Così negli ultimi anni mi sono reinventata entusiasta del freddo, appassionata di partite a palle di neve, scultrice di pupazzi, pattinatrice sul ghiaccio, fanatica dello slittino.
Ora però, dopo tre mesi di neve perenne e temperature ancora troppo spesso sottozero, l'entusiasmo inizia a vacillare. Ad essere più precisi, comincio ad avere le allucinazioni: oggi ho creduto di aver visto il primo daffodil in mezzo a un prato innevato, e invece era un pacchetto vuoto di patatine. "Wishful thinking." ha commentato l' amica J.

Eppure Verdun riesce ancora a strapparmi qualche sorriso a labbra viola, mentre torniamo a casa la sera veloci, dopo aver nutrito i poveri ducks del laghetto ghicciato.

"Hey! Tu puoi fare le nuvole!"




"Eh?"


" Io ho visto clouds uscire dalla tua bocca!


"Oh. E' solo fiato condensato , tutti possono...."



"Cosa hai detto?"




"Niente. Si, io posso fare le nuvole."


22.2.12

The Fugitive

"Voglio stare un po' da sola!"
"Fai come credi."
"Ma non c'è nessuno spazio in questa casa! C'è troppa gente!"
"Se ti riferisci ai tuoi fratelli, temo che nessuno possa cacciarli fuori prima del college."
"oooOOOH! Allora io cambio casa!"

Per fortuna invece di fare le valigie è andata a scarabocchiare in camera sua.
Dieci minuti dopo però è tornata alla carica :
"How do you spell: hai una grande casa?"
"H..A..I............."
"Ok, ho finito. Oggi pomeriggio possiamo andare al post office a spedire questa in Italia?"



La sciagurata non vede la nonna da sei mesi; rifiuta di parlarne, disegnarla, sostenere conversazioni telefoniche o apparire su skype. In compenso pare intenda tenersela buona come piano di fuga. Certo, si potrebbe anche interpretare come un attacco improvviso di nostalgia, chi può dirlo?


No ma va tutto bene

17.2.12

Non sarò certo io a correggervi

Pierrot al parco sull' altelena
"Cos'è questo noise?"
"L' altelena che cigola."
"Allora bisogna mettere un po' di sale e olio!"
"Sale e olio?"
"Yes! Nooo sugo: quello solo sulla pasta! Ahahaha..."


I SB e H giocano al big vegeterian wolf, aka il lupo mangiafrutta
"Run, daddy! Run for your wife!"
"You mean "run for your life"?"
"Run for your LIFE? Thant doesn't make any sense! Silly daddy..."


Seduti a tavola per cena, bussa qualcuno
Pierrot, chiaramente infastidito dall'interruzione:
"Chi è ? Uno robber?"


In partenza per Santa Fe
"Oggi andiamo da Wolf Foods?"
"Whole Foods."
"E' quello che ho dicio io: Wolf Foods. Si chiama così perchè c' è un big bad wolf, però tu non l'hai mai visto."
(questo purtroppo è direttamente riconducibile alla mia pigrizia nella pronuncia dei fonemi w e h, specialmente uno dietro l' altro - shame on me)


Sottoposti alla classica inchiesta:
"So, what are you guys going to be when you grow up?"
Pierrot: "I fireman. I big. I fast. I drive fire engine. Roarrrr!"
Verdun, guardando altrove: "I am going to be dentist and a witch."
A giorni alterni, hopefully.


29.1.12

There were three in the bed
















So, how's life in five?


Per il momento, non troppo diversa dalla vita in quattro.


P'tit Loup mangia, con la fame da lupo che l'ha caratterizzato fin dal primo quarto d'ora di vita, dorme, e consuma pannolini a un ritmo impressionante. Di giorno è contento di stare koalizzato nel babybjorn; ogni tanto apre mezzo occhio per controllare chi è in giro. Tollera rumori assordanti, urla dei fratelli, passeggiate nella neve, pasti e naps a cadenze molto poco regolari senza battere ciglio. A volte addirittura abbozza un sorriso, anche se, come gli ha fatto notare Verdun, "Sei sorridendo o sei sbadigliando? Scusa, non si capisce!". Le notti sono un po' meno idilliache: d'altra parte, è l'unico momento in cui possiamo dedicarci esclusivamente a lui - clever boy.
Btw, ancora una volta i miei geni si sono distratti durante il crossing over e la creatura assomiglia praticamente solo al padre; sconosciuti mi fermano per strada e mi chiedono "He looks like dad, right?". Ma ce l' avete un cuore?


Anyway.

Big Brother and Big Sister sono in forma.
Pierrot, con consueto tempismo, sta attraversando una crisi d'identità, una mezza anticipazione dell' adolescenza: un momento vuole essere cullato in braccio, subito dopo ringhia "Io big boy!" e si lancia dal divano. Gli cambia addirittura la voce, una roba abbastanza impressionante.
E' stato beccato vicino alla culla mentre, dall'alto dello sgabellino per lavare le mani che aveva trascinato fin lì, spiegava al fratello: "Hi. I'm big brother. I'm the boss!". Al povero P'tit Loup, ogni volta che sente la voce del fratello, si dilatano le pupille dal terrore. Una relazione su cui lavorare, diciamo.
Per Verdun è più facile. Lo tiene in braccio, lo coccola, lo fa giocare anche a lungo, gli parla molto ("Don't cry. Quando tu piangi you sound a bit like a zebra"). Un bambolotto appena più interattivo degli altri, per ora.


Io e H siamo ripiombati nella condizione di babysitter coinquilini: tutto sommato, direi che palleggiamo pargoli e impegni varii con discreta destrezza. Siamo anche riusciti a infilare tre seggiolini nel retro della Prius, e il pensiero di non dover cambiare macchina solleva parecchio il morale. Insomma, per dirla alla Forrest, siamo un po' stanchini. Piuttosto allegri, però.

16.1.12

I had a nightmare

Martin Luther King Day: ricorrenza comprensibilmente molto sentita negli States, festa nazionale, scuole, uffici e lab chiusi. Il dispay della library espone tanti libri a tema: con i SB ne sfogliamo qualcuno, guardiamo foto e disegni, cerco di spiegare cosa si festeggia, ma è tutto ancora un po' troppo difficile.
Portiamo comunque a casa qualche pagina da colorare, tra cui appunto un primo piano di MLK.
Verdun traffica con i suoi colori mentre metto inisieme un pranzo e poi mi presenta l'opera compiuta. Agghiacciante.


"Ma...la pelle fucsia? Non ti ricordi le foto? Martin Luther King era nero...
"No. That's pink. Tutti hanno la pelle pink."
"Ma cosa dici? E la tua amica Zoe? E Leila?"
"Mmmm.."
Manco l'avessimo cresciuta sull'alpe svizzera.

"E capelli non erano biondi, ma neri."
"No. Biondi sono più belli. Biondi, come le mie amiche Claire e Claudia."

Possiamo solo sperare che sia un caso di Mary-mary-quite-contrary. Il povero MLK si starà rivoltando nella tomba.

11.1.12

On ice

Weekend all'ice rink, girls only. Verdun inizialmente timorosa, dopo cinque minuti non abbastanza. Mi ha comunque tenuta per mano tutto il tempo, evento ormai rarissimo al di fuori della pista del ghiaccio. Io ho fatto del mio meglio per nascondere la mia innata maldestrezza, cercando invece di apparire serena, equilibrata e in controllo, e persino credibile.
Il che riassume un po' la situazione generale del momento: mi sorge a volte il dubbio di stare cercando di juggling troppe cose, ma lo ignoro. Non ho ancora capito bene quale sia la routine che mi dovrebbe permettere di assolvere i miei tasks minimi di mamma (con Verdun che vuole assolutamente che le insegni a leggere, chiaramente stufa marcia di aspettare che qualcuno legga per lei; Pierrot, che tra un po' si spannolina da solo perchè vuole mettere le mutande di thomas the engine come l' amico M.; e P'tit Loup genericamente impegnato a superare le innumerevoli milestones del primo anno di vita), moglie (davvero H, non ci ho messo una pietra sopra, I' m trying to fit in that too), portare avanti la ricerca per il dottorato, ritrovare una forma fisica meno spenta, mantenere la casa sopra la soglia della decenza, rispondere al telefono ai miei genitori, occasionally... long long list.
A pensarci bene, mi vengono dei mezzi attacchi di panico. A pensarci meglio, non cambierei una virgola.