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13.8.12

Ready or not...


Ready

Stars sleep as I wake
To this brand new school day
Ready
To
Smile

R.K. Dotlich
in L. Bennett Hopkins (Ed) Hamsters, shells and spelling bees: school poems



Getting ready for the first day of elementary school. I am finding hard to pretend that this is not a big deal: in fact, it feels as a huge deal – for Verdun more than everybody, of course, but it does involve the rest of the family as well.
She is an really "can't wait" stage. We have visited the school, met the teacher. We have been given an advent like calendar with windows to open every day over the last two weeks before school, and a pile of leaflet for me to read on how to cope with the remarkable variety of issues that may arise on the way. We even made a little book with the story of a little girl leaving her mum to face the first day of kindergarten.

 
Verdun is as ready as can be. She's in a real"can't wait" stage, yet sometimes anxiety creeps through –especially at nighttime, just before falling asleep, when she wanders, very quietly, "But what if I miss you and I am sad...?"
So we have been looking for books dealing with starting kindergarten, suggested by friends and librarians, as well as randomly picked up from library shelves. In our family, books really seems to work with helping to deal with big changes and overwhelming emotions. Here are a few picks from our very long list – some of the ones Verdun likes best.
 
Narrative:
Brand new pencils, brand new books (Gilbert finds out that it is ok not to be perfect and how everyone in his K class has his own fears and very special talents)
Berenstain J. The Berenstain bear go to school (Sister bear is off to her first day at Bear county school, but she’s not quite sure how she feels about it – Brother bear has to encourage her on the bus, but soon the roles are inverted)
Child L. I am too absolutely small for school (Of course Lola does not have time to go to school – she is too extremely busy doing important things at home. Luckily ephimeral Soren Lorensen is going to be there right next to her)
Davis K. Kindergarten rocks (So says big sister Jessie, who went to kindergarten long, long, long ago – but still remembers it, even though she’s starting third grade. Little brother Rufus finds out she’s right after all)
Middleton C. Enrico starts school (Things in kindergarten do not go exactly as Enrico had planned – they go even better, in the end)
Pattison D., ill by S. Salerno 19 girls and me (The only boy in his kindergarten class, John Hercules turns recesses into wild explorations with his classmates)
Portis A. Kindergarten diary (A day by day diary of Annalina’s first month of school – playing on monkeybars, feeding the pet tortoise, making new friends and dealing with those huge first graders)
Roth C., ill by P. Paparone The little bus (A colourful set of animal classmates drive the bus to school) Scarry R. Great big schoolhouse (Even big school looks more friendly if Huckle cat and Lowly worm are involved)
Slate J., ill by A. Wolff Miss Bindergarten gets ready for kindergarten (getting ready from the first day of school, from the point of view of the kindergarten teacher)
Stuve-bodeen S., ill by C. Hale Elizabelti’s school (In her small village in Tanzania, Elizabeti goes through a mix of excitement and fears that rings very familiar to readers on the other side of the world)
Wells R. My kindergarten (A longer picture book, organised as a presentation of all kindergarten main moments and events in the school year, from the night before the first day of school to kindergarten graduation)
 
Poetry:
These two collections of poems deal with many different aspects of school life, such as eating in a cafeteria, taking a school bus, the very much dreaded showing and telling and so on – beautifully illustrated too.
Prelutsky J., ill by D. Cushman What a day it was at school!
Bennett Hopkins L. (Ed), ill by S. Yoshikawa Hamsters Shells and spelling bees: school poems

 
 
With lots of heartfelt wishes  to all future kindergarteners.

25.9.10

Incontri

Spiegava il giovane Holden come "quelli che proprio mi lasciano senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l' autore fosse un tuo amico per la pelle per poterlo chiamare al telefono ogni volta che ti gira".
Come si può dedurre da un certo numero di indizi apparsi qua e là su questo blog, mi è capitato più di una volta di pensare che sarebbe stato piuttosto pratico poter fare uno squillo ogni tanto a Daniel Pennac. La mia ammirazione è costruita in larga parte sull'apprezzamento puramente letterario del suo stile, del suo uso della lingua e dei temi che affronta, sia attraverso i romanzi che i saggi. Ho anche la fortuna di poter leggere Pennac in francese, il che, per quanto la traduzione italiana sia eccellente e renda molto bene la fluidità e dinamicità del testo originale, rimane indiscutibilmente vantaggioso.
A questo si aggiungono, come quasi sempre se si va a investigare una preferenza particolare per un testo o un autore, ragioni più personali ed emotive, legate al momento in cui ho letto alcuni suoi libri, e alle persone che me hanno invitata a leggerli.
Come per la saga di Malaussène, che era stata fortemente consigliata da H, solitamente così restio alla fiction che mi aveva incuriosito. L' entusiasmo era stato tanto contagioso che l'avevo letta tutta in un estate. Anche i "Signori bambini" sono stati un suo regalo, arrivato in occasione di un Natale in cui avevamo appena scoperto che a breve saremmo diventati signori genitori. "Come un romanzo" e "Diario di scuola", invece li ho scovati da sola (uno l'ho sequestrato a un' ex-coinquilina, a dirla tutta), e hanno fornito grande carica e ispirazione negli anni in cui mi preparavo ad insegnare. Altri due titoli sulle mie mensole: "L' occhio del lupo e "Cabot Caboche", libri delicatissimi per bambini, ragalo di un amico francese che aveva individuato questo mio interesse senza che ne facessi parola.

Poi succede che un paio di settimane fa un' amica del master mi avverte che Pennac sarà a Londra per presentare la traduzione francese di "Diario di scuola". Ignorerò l' opportunità offerta su un silver tray per ironizzare sul fatto che ci sono voluti tre anni per tradurre il testo in inglese: Pennac qui non gode dello stesso successo che ha in Francia o in Italia, probabilmente proprio a causa del fatto che nella traduzione inglese, per quanto buona, si perdono il ritmo e lo stile che lo rendono tanto peculiare e interessante. Forse per questo la traduttrice inglese ha accantonato Malaussène per concentrarsi sui saggi sull' educazione, "Come un romanzo" e, appunto, "Diario di scuola".
Insomma, avrei preferito ascoltare Pennac da un palco all' aperto in una piazzetta parigina che in una saletta semibuia di Farrington, north east London, ma è stato comunque emozionante, sopra le mie aspettative.

La presentazione di ieri sera riuniva Pennac, la sua traduttrice inglese Sarah Ardizzone, e Quentin Blake, uno dei miei disegnatori di libri per bambini preferiti, che ha illustrato l' edizione inglese di "Come un romanzo" e ha scritto la prefazione di quest' ultimo lavoro. Attraverso gli spunti offerti dalle domande di Blake, Pennac ha raccontato, commosso, divertito e filosofeggiato attraverso un curioso mix di brillantezza dialettica, gestualità vivacissima, pacatezza e garbo, risultanti in un carisma che il suo lavoro da scrittore riflette solo in parte. Ha raccontato della propria esperienza di studente e di insegnante, soffermandosi in particolare sulla figura dell' ultimo della classe, delle paure e del senso di ineguatezza che caratterizzano la sua esperienza di scuola e di educazione. Di come lui avesse avuto la fortuna di incontrare alcuni insegnanti che lo incoraggiarono, attraverso strade e direzioni diverse da quelle canoniche,a sviluppare autostima e talenti personali. Di come poi egli abbia sperimentato sulla propria pelle, da professore, il bisogno di creare opportunità alternative e rispettare i ritmi individuali dei propri alunni, di dirigere la classe come un' orchestra anzichè come un reggimento. Dell' importanza che egli attribusce agli insegnanti e piu in generale agli educatori, nel promuvere una concezione della ricerca del benessere legata non alla capacita di cambiare macchiana o cellulare ogni due anni, ma alla possibilità di istruirsi, di avere accesso ed esplorare stimoli intellettuali diversi.

Tante idee, insomma, molto food for thought. Ma forse più di tutto mi ha colpita il contrasto, in questo scrittore ormai anziano, tra l' andatura rallentata e appesantita e la faccia scavata dalle rughe, e la caparbietà dello sguardo luminoso e profondo e del sorriso scanzonato e un po' sarcastico, apparentemnrte incapaci di soccombere allo scorrere degli anni, alla fatica, alla monotonia. Un bambino coi capelli grigi.

Avevo portato con me tre libri di Pennac per chiedergli di autografarli; ma lui era in vena creativa, e così adesso sono in possesso di una copia di "Signori Bambini" altamente personalizzata (per chi non avesse presente il disegno originale, i cinque omini con il cartello in alto sono stati aggiunti ieri sera). Wow! Questo compensa per quando mi hanno portata a Disneyland ma c' era lo sciopero delle maschere cosi non avevo potuto avere l' autografo di Donald Duck.

Et vive Pennac!


30.7.10

E Babar ci dirà...

...se nel suo villaggio tutto fila dritto oppure no...

No.

Ecco cosa ha trovato stamattina la maestra Rachel nel pannolino di Pierrot:


Cerco dei margini di autogiustificazione nel numero di ore di sonno ridotto per via dei pargoletti raffreddati che si svegliano in continuazione, nella testa sulla tesi che procede a rilento, nella depressione galoppante per l' estate londinese già finita, nella luna calante; o forse è stato lo stesso Pierrot che con fine motor skills very advanced per la sua età si è infilato il pupazzetto nel pannolino da solo.
mmm
Fiato dei social services sul collo.

Unica nota positiva è che è H che va a recuperare i SB alla nursery al pomeriggio, così non ho dovuto trovare la faccia giusta da fare alla comunicazione dell' incidente.

Buttandola sul letterario: amo molto Babar.
E' un personaggio popolarissimo in terra natale, c'est-à-dire la France, e quasi altrettanto in UK; meno in Italia, per ragioni non chiare.
I libri di Babar sono speciali, delicati, molto a misura di bambino. C'è dietro la storia un po' triste dell'autore Jean de Brunoff che crea il personaggio e i primi tre album per i figli, è travolto un successo inaspettato e muore di malattia giovane, a 35 anni. Il maggiore dei figli, Laurent, da adulto riprende il mano il personaggio e crea altri 10 albi, con stile grafico e linguaggio praticamente indistinguibili dal padre.
I disegni degli elefanti, innovativi al tempo della pubblicazione, neglia anni '30, oggi un po' vintage, sono stati accusati di promuovere ideologie maschiliste, colonialiste, e altro. Mah. Probabilmente all' epoca gli autori erano meno politically correct che ai giorni nostri - il che, secondo me, non è sempre un male, btw.
Comunque i bambini, i miei alunni e anche Verdun, vedono soprettutto un elefante a cui si affezzionano molto e che amano reincontrare in storie sempre diverse e originali. Ne apprezzano, mi è sembrarto, proprio i toni pacati, il ritmo lento, in netto contrasto con tanta letteratura moderna per i piccoli e piccolissimi, che al contrario spesso punta su immagini e storie ultravivacizzate.
Verdun ama particolarmete i fatto che le immagini sono piene zeppe di micro-particolari, di quelli chesfuggono facilmente a un adulto ma non a un treenne. Sono disegni che dilatano il mondo egli elefanti molto oltre i confini della storia - comunque molto ben scritta, con una prosa molto poetica, perlomeno nella versione originale.Vale la pena, suggeriva un altro autore di libri illustrati, Maurice Sendak, di comprarli in edizioni grandi, grandi tre volte la faccia di un bambino, perchè ci possano entrare dentro per bene.
E' anche la prima volta che Verdun incontra il concetto di morte – la mamma di Babar muore uccisa da un cacciatore nel primo libro
L' ho sempre trovato un soggetto tremendamente difficile da affrontare con i bambini, anche ben più grandi dei miei; anche con gli adulti, a pensarci bene. Mi piace come è sviluppato l argomento attraverso i libri di Babar: come ci si potrebbe aspettare da un elefante, Babar non dimentica. Nonostante trovi una seconda mamma nella Vieille Dame, la sua perdita non è cancellata nè affievolita. Permea invece attraverso tutti i libri, senza mai avere la meglio su Babar. L' attenzione certamente è sulla vita; la morte tuttavia è riconosciuta come inseparabile dall' ordine delle cose, con malinconia ma senza paura. Un modo sano di presentarla ai bambini.

Insomma, molti meriti per Babar.

23.6.10

Pinocchietti


Partirono per la Toscana carichi di speranza e buoni propositi, senza un ombrello o una maglia pesante perchè ormai contagiati dal pregiudizio very british "Italia Marocco, una fazza una razza".

Furono puniti: la ridente Collodi li accolse con una settimana di pioggia a intermittenza, uno scenario fin troppo familiare. Eppure, nonostante l' umidità del 200%, la Toscana conserva il suo fascino; e questa zona in cui siamo stati, tra Lucca e Pistoia, è anche più bella di come la imaginassi, molto più verde e collinare delle provincie più a sud, che conoscevo già.

Sei giorni in eremitaggio, senza cellulari, internet, nè recapiti di nessun tipo, lasciando a casa tensioni e preoccupazioni sul futuro, che in questo periodo a volte prendono la meglio. Ci ha fatto molto bene, a tutti e quattro.

Io ho vissuto la mia esperienza mistica nella biblioteca della Fondazione Collodi, dove una bibliotecaria slightly over-enthousiast, suppongo per il fatto che non ci sia grande viavai, ha tirato fuori dagli scaffali prime edizioni di tutta la letteratura infantile italiana post-unitaria, corrispondenza originale di Collodi, saggistica e critica su Pinocchio degli ultimi centocinquant'anni ...

Chiaramente, questo è il tipo di esperienza che puo esaltare solo due categorie di persone, e cioè: a)bibliotecari di nicchia, e b)tesisti su Pinocchio. Un genere di entusiasmo un po' difficile da trasmettere, insomma.

Ne ho avuto la prova quando cercavo di spiegarlo a H, ("Pensa, oggi ho visto la prima edizione del Giannettino!", " Guarda, qua è dove è nata la nonna di Collodi!", and so on), il quale nella vita si occupa di plasmi spaziali; prima di conoscermi, per lui Pinocchio era un personaggio di un cartone di walt disney che non aveva visto, e anche tuttora, nonostante il coinvolgimento passivo, mantiene un discreto livello di aperto disinteresse.
Comunque, anche lui ha vissuto la sua esperienza mistica grazie al contatto praticamente ininterrotto con i SB e alla quantità significativa di pillole assunte per fronteggiare l' allergia al polline durante il soggiorno in agriturismo.

I nostri Signori Bambini, come sempre, mi hanno stupita per la loro fantastica capacità di adattamento e per il loro sguardo sempre attento ed entusiasta.
In questa vacanza si sono scoperti naturalisti, e hanno fatto lunghe passeggiate nel bosco, nell' uliveto, nella vigna. Il giovane Pierrot era mesmerized dalla luce e dai colori, molto piu vividi di quelli a cui è esposto a Londra. Verdun ha scoperto che la frutta cresce sugli alberi, ha annusato fiori che profumavano sul serio, ha assistito al suo primo temporale con tuoni e fulmini.


Approfittando di una pausa tra un acquazzone e l' altro, una mattina abbiamo fatto una passeggiata lunga lunga in mezzo ai boschi per arrivare al Parco di Pinocchio , che è il genere di oasi pensata davvero per bambini di ogni età - una sorta di giardino botanico solcato da diversi sentieri attraverso cui ci si imbatte nelle statue dei personaggi del libro.
Verdun è stata particolarmente impressed dal pescecane, è entrata tre volte nella pancia e due sulla testa. Pierrot ha dato un bacino al Pinocchio trasformato in ciuchino, palesemente commosso dal suo triste destino.






Alla sera, prima di dormire, racconto a Verdun qualche episodio di Pinocchio: lei è attentissima. Ho un edizione della Giunti molto ben illustrata da Attilio Mussino. Non sono disegni ricchi e suggestivi come quelli di Innocenti, ma sono più child-friendly nella loro semplicità. A Verdun piacciono molto, specialmente quelli del gatto e la volpe.

Mi ricordo di quando era mio padre a raccontarci le avventure di Pinocchio: gli piaceva particolarmente quella del campo dei miracoli, suppongo per la morale "i soldi non crescono sugli alberi", leitmotiv di una vita. Mi piace intravedere un filo tra la ricerca per la tesi e quelle avventure ascoltate con gli occhi mezzi chiusi, e pensare che un giorno anche i SB potranno trovare ispirazione nel ricordo di una storia raccontate a bassa voce, appena prima di dormire.

11.3.10

World Book Day

If you talk with me,
If you play with me,
If you sing to me,
If you read to me,
Then I'll know what
it's all about.

In caso qualcuno si fosse distratto, questo è il mese mondiale del libro. In realtà la giornata mondiale del libro è stata il 4 Marzo, ma le celebrations in UK tirano avanti per tutto il mese. Ecco allora un post che bilancia quelli un po' pessimistici scritti finora su Londra: una delle cose per cui vale la pena vivere qui è l' ossessione locale per la promozione della lettura e dei libri.
Si punta molto sui giovani e giovanissimi, il cui sviluppo come lettori è considerato fattore decisivo per la loro educazione, e, più genericamente, for their self-fulfillment in life (questo è un concetto troppo british per perder tempo a cercare di tradurlo).
Ad esempio, attraverso il progetto Bookstart, i bambini dai sei mesi ai tre anni ricevono periodicamente una borsa piena di libri pensati per la loro età e piccoli goodies (pennarelli, poster con filastrocche, puzzles). Quando poi raggiungono l'età dell'istruzione obbligatoria - quattro anni - l'attenzione diventa ancora maggiore, anche perchè imparare a leggere in inglese richiede obiettivamente più tempo ed energie che in lingue fonetiche come l' italiano; su quale sia il metodo migliore per imparare a leggere si scontrano scuole filosofiche, partiti politici, bidelli...la questione merita decisamente un post a parte!
Tutte le biblioteche hanno un'area bambini, attrezzata in modo che possano passarci del tempo leggendo, scrivendo, colorando, giocando. Quando porto Verdun, non stiamo mai meno di un'ora, e finisco sempre per trascinarla via ululante - poco male, la presenza di un'infante isterica viene accolta nelle biblioteche inglesi con totale apparente indifferenza.
Verdun è tesserata per le Westminster libraries dalla tenera età di tre mesi, soprattutto per il fatto che i bambini possono prendere in prestito un' infinità di libri e non pagano multe se sono in ritardo nel riportarli indietro: in pratica finiamo sempre per usare la sua tessera, anche per i libri miei e di H, così, just in case...

Tornando in tema World Book Day, per i bambini viene celebrato con iniziative diversissime che coinvolgono scuole, nursery, biblioteche, centri gioco: ci si inventa veramente di tutto, dal bingo con i disegni dei picture books più popolari al "Vieni a scuola mascherato come il protagonista del tuo libro preferito - libri in regalo al vestito piu originale! "
A tutti i bambini viene regalato un book token, un coupon spendibile in libreria, che si puo scambiare per un libro o usare come sconto per libri piu costosi. Quest' anno abbiamo scambiato quello di Verdun per un libro illustrato che volevo compare dalla prima volta che ho adocchiato la copertina: "The Tiger Who Came to Tea", di Judith Kerr.
E' la storia di di una bambina che un giorno, mentre sta per fare merenda, sente bussare alla porta: quando apre si trova davanti una tigre, enorme ma dall'aria bonacciona. La bambina la fa accomodare al tavolo e la tigre mangia e beve tutto quello che lei le offre; poi saluta e se ne va. La sera il papà della bambina torna a casa, e, quando scopre che non è rimasto nulla da mangiare, decide di portare tutta la famiglia a cena fuori. Il giorno dopo la bambina e la mamma vanno a fare la spesa e comprano una gigantesca latta di tiger food, in caso la tigre tornasse a far visita.
La storia, delicata e surreale, è raccontata attraverso immagini semplicissime ma cariche di umanità, capaci di arricchirla di significato, specialmente riguardo al rapporto tra la bambina e la tigre. Scritto e illustrato nel '68, il libro rieccheggia l' ottimismo e una certa naivitè caratteristica di quegli anni, che poi sono anche proprie del pubblico bambino che l'ha eletto classico della letteratura infantile.
"The Tiger Who Came to Tea" inaugura una nuova bookshelf rigorosamente riservata ai libri per bambini, che poi sono una delle ragioni d' essere di questo blog: more to follow!

In case you missed it, march is World Book Month. Actually, World Book Day was on the fourth, but the celebrations are going on up to the end of the month. Hence a post that will balance a bit the negative ones written about London so far. Here's something that makes leaving here worthwile: the local obsession with reading and books.
Children and young people are particurarly on focus, their development as readers being considered as crucial both in their education and, more generally, for their self fulfilmente in life. If you are born and raised in England, it is hard to imagine how other people might find this innovative and exciting.
For example, there is this initiative for the very young, called Bookstart, through which children from 6 months to three year old are entitled to receive periodically bags full of books matched to their age, and a few goodies (crayons, albums, nursery rhymes posters, and so on). Later, when they reach school age - four year old - the focus on reading becomes even more sustained; this is partly due to the fact that reading in english requires a graet deal more time and energies than learning to read in more phonetic languages, eg italian or french. Anyway, the debate on the best way to teach reading is something that involves really everyone, from politicians to school cleaners, so that it is definitely worth a dedicated post in the future!
Most libraries in UK have a special area dedicated to children, refurbished so that children can actually spend time there, reading but also playing, writing, colouring. When I bring Verdun to the library, we never stay less than an hour, and I always have to drag her away while she is criying to stay - not a big deal, since the presence of an hysterical child is welcomed in most libraries with apparent total indifference.
Verdun has been a member of Westminster libraries since she was three months old, partly due to the fact that children have basically an illimited account and they don't pay fees if they are late in returning their books. And that's how we ended up using her card for my and H's books as well, just in case...

Going back to World Book Day, it is celebrated for children through a great variety of initiatives that involve nurseries, schools, libraries, play centres: there is really a lot to do, from the bingo with picture book characters to the school competition on the best dressing up as a book character - great book prizes to the most original dress!
All children are given a "book token", a coupon that they can redeam in a bookshop for a selected text, or to have a disciunt on a book out of the proposed selection.
This year we exchanged Verdun's coupon for a picture book that I wanted to buy since the first time I spotted the cover, Judith Kerr's "The Tiger Who Came to Tea".
This is the story of a young girl that one day, just as she is getting ready for her tea, hears a knock on the door. It turns out there is a hungry tiger, enormous but very friendly, that would like to share her tea. The tiger ends up eating and drinking everything he can find in the house, then says goodbye and goes away. When dad comes home, since there is nothing left to eat, the whole family goes out for dinner. The next day the young girl and her mum go shopping and they buy a big tin of tiger food, just in case the tiger should come back.
This delicate and surreal story is told though pictures that can appear very simple and child-friendly at a first glance, and yet have a warm and simpathetic element that makes them quite unforgettable; moreover, they enrich the story in terms of meaning, especially with reference to the relationship between the tiger anf the girl. Written and illustrated in the late '60s, this book reflects the optimism and a certain naivetè typical of those years, as well of the young reading audience that has given it its status as modern classic.
"The Tiger Who Came to Tea" inaugurates a new bookshelf, rigorously reserved to children's books, which are one of the raison d'etre of this blog: more to follow!

2.2.10

Farewell to the Dreamcatcher

La settimana scorsa è morto J.D. Salinger, e nonostante i testi che dovrei leggere per il mio MA formino già una discreta colonna accanto al letto, sono finita a riaprire i suoi libri. Non è che li avessi chiusi da molto, comunque. Salinger è una figura importante nella mia storia di lettrice - e non solo; il genere di lettura a cui ricorro quando ho domande a cui solo i libri possono rispondere.
Sono stata introdotta a Salinger da una professoressa di italiano particolarmente illuminata, che inserì "Il giovane Holden" tra le letture consigliate per le vacanze della prima liceo. Avevo quattordici anni: non era passato molto tempo da quando avevo letto "Il giardino segreto", e la letteratura per adulti mi sembrava ostica, distante. Salinger fu il traghettatore ideale: mi riconoscevo in quella prosa sottile, inquieta, tenera, non-equilibrata, la storia tra Holden e Jane mi sembrava eccezionalmente bella, insomma, lo adottai come uno dei miei libri preferiti. E tale rimane, ora che ho il doppio degli anni.
Più di recente, qui a Londra, ho letto "Nine Stories" (la mia preferita: "De Daumier-Smith's Blue Period") e "Franny e Zooey": non hanno avuto lo stesso impatto del giovane Holden, ma rimangono letture intense e curiose, che consiglierei. Inoltre, essere in grado di leggere Salinger in lingua originale rende tutto più brillante e verosimile.

Ecco allora il mio tributo: Salinger ("the Dreamcatcher" nella biografia scritta dalla figlia) inaugura la bookshelf di questo blog: chiaramente non si tratta di letteratura infantile, eppure credo sia un autore con il dono di aver mantenuto ed espesso una leggerezza e una passione genuine, non costruite, vicine alla sensibilità dei piccoli.

C'è dell'altro: quando conobbi mio marito - d' ora in avanti solo H - lui Salinger non l' aveva mai letto. Gli regalai "Il giovane Holden", e durante una vacanza insieme me lo lesse tutto ad alta voce, sera dopo sera, prima di addormentarci, qualche capitolo per volta: riscoprii Salinger, e la bellezza di ascoltare qualcuno che legge per te. Non ricordo di chi fu l'iniziativa, ma è chiaro che c'era materiale per innamorarsi abbastanza irrecuperabilmente. Poi divenne un'abitudine, e "Il giovane Holden" fu il primo di una serie di bedtime readings che H mi ha regalato.
Da quando sono arrivati i Signori Bambini, le nostre letture a letto sono "on hold": in questo momento leggere ai piccoli, condividere con loro un libro illustrato, è prioritario, e ci rendiamo conto che si tratta di una fase molto speciale, to enjoy. Ma so che una parte di noi è in fremente attesa di tornare alle nostre letture, momento intimo e disconnesso dalle preoccupazioni quotidiane, assolutamente privato. Nell' attesa, ci stringiamo la mano molto forte.

"Non facevamo che tenerci per mano, ad esempio. Vi sembrerà una cosa da niente, lo capisco, ma era fantastico quando la tenevate per mano (...). Non stavi nemmeno a pensare se avevi la mano sudata o no. Sapevi soltanto che eri felice. E lo eri davvero."

Last week J.D. Salinger passed away, and, ignoring the pile of texts standing near the bed that I should be reading for my MA, I ended up reopening his books. Not that they had been closed for long, anyway. Salinger is an important figure in my history as reader - and beyond; he is the kind of author I go to when I have questions that can only be answered by books.
I have been introduced to Salinger by a particurarly enlighted teacher, who added "The catcher in the rye" to my reading list for the summer holidays after my first year of high school. I was fourteen: it wasn't longtime since I had finished "The Secret Garden" and Co, and adult literature appeared very distant, harsh. Salinger was the ideal ferryman: I identified with his prose, subtle, unsettled, tender and unbalanced as it was, and the story between Holden and Jane seemed absolutely brilliant: I adopted it as one of my favourite books, and it maintains his status now that I am twice as old.
More recently, here in London, I read "Nine Stories" (my favourite: "De Daumier-Smith's Blue Period") and "Franny and Zooey" : they didn't had the same impact of "The Catcher in the Rye", and yet they are intense and curious readings, that I would recommend. Besides, being now able to read Salinger in the original language makes everything much more vivid and enjoyable.

Here goes my tribute, then: Salinger ("the Dreamcatcher" in the biography written by his daughter) inaugurates the bookshelf of this blog: clearly, it's not children's literature, and yet I believe that he was an author with the gift of having maintained and being able to transmit a genuine passion and fragility, a light touch close to the sensibility of the youngests.

There's more: when I met my husband - from now on just H - he had never read Salinger. I gave him "The Catcher in the Rye" and during a holiday spent together he read it to me aloud, a few chapters every night at bedtime: I redescovered Salinger, and the pleasure of listening to someone reading to you. I can't remember who got the initiative, but clearly there were good premises to fall in love quite irretrievably. And then it became an habit, and "The Catcher in the Rye" was only the first of a series of bedtime readings that we shared.
Since the arrival of our Signori Bambini, our bedtime readings are on hold. In this moment reading to the kids, sharing with them a picture book, is a priority: we realise that it's a very special phase in their life, to enjoy before it's gone. And yet I know that a part of us is longing to go back to our private readings, to thet special time stolen to the everyday routines and anxieties.
In the meantime, we are holdings hands, we are holding tight.

"I held hands with her all the time, for instance. That doesn't sound like much, I realize, but she was terrific to hold hands with(..). You never even worried whether your hand was sweaty or not. All you knew was, you were happy. You really were."